Dall'alto del Grappa, la pianura appare ormai trasformata in una sorta di campagna urbanizzata, dove imprese industriali, artigianali e commerciali si alternano ad abitazioni con cui formano innumerevoli rivoli che ora si assottigliano che ora si ingrossano, unendo tra loro centri urbani grandi e piccoli in una trama sempre più fitta.
Territori come il Bassanese, presentano una struttura sociale ben nota nella sua indeterminatezza e solo con difficoltà riconducibile alle rigide divisioni in classi tipiche delle società industriali. La presenza all'interno delle famiglie di diversi e molti ruoli lavorativi, la diffusione della piccola proprietà domestica e la sensibile diffusione delle attività autonome, concorrono a definire un panorama di figure sociali molto complesso.
Contrariamente a quanto si sosteneva un tempo in gran parte della letteratura della società industriale, qui, come del resto in gran parte delle aree cosiddette della "terza Italia", le divisioni sociali appaiono sfumate, le distanze sociali poco dilatate in un continuum che prevede comunque differenziazioni moderate, poco caratterizzato da gravi fratture sociali.
Il cambiamento è stato rapidissimo. Negli anni '50 molte zone del bassanese erano ancora caratterizzate da un'economia tipicamente rurale. In esse la società industriale si è innestata nel volgere di una generazione e già al censimento del 1981, la quota degli occupati in agricoltura era già nettamente al di sotto del 10% in tutto il circondario, mentre nel comune era solo del 3%. I figli di coloro che, per la prima volta, hanno oltrepassato i cancelli della fabbrica già si trovano immersi nella transizione alla società postindustriale. Una transizione comunque ancora poco ambita dalla società locale che presenta livelli di industrializzazione tra i più alti d'Italia e che compete per apertura ai mercati mondiali. Il terziario, naturalmente, si sviluppa ma appare, nonostante tutto, ancora debole, quasi sempre commerciale quando non "bottegaio". Un carattere che deriva anche da una collocazione geografica importante, ma oggi non ancora valorizzata da adeguate vie di comunicazione e di trasporto.
Questi rapidi cambiamenti hanno determinato una situazione complessa che ha prodotto cambiamenti profondi nella quotidianità delle persone. Il bassanese è una delle zone della regione con la struttura della popolazione più giovane. L'indice di vecchiaia è ancora più basso di quello italiano. Ma la natalità anche qui, e forse più rapidamente, è crollata ai livelli minimi, nettamente al di sotto di quello che richiederebbe la necessità di ricostituzione della popolazione; la famiglia Media è ormai al di sotto dei tre membri per unità. In corrispondenza a ciò, negli ultimi anni si sono accesi forti flussi immigratori provenienti dai paesi extracomunitari; la provincia di Vicenza e il bassanese sono le aree d'Italia in cui più consistente è la presenza degli immigrati.
La struttura della popolazione si è quindi messa in movimento, sia perchè è destinata ad invecchiare rapidamente, sia perchè, inevitabilmente, essa vede accrescersi la componente straniera. La proverbiale omogeneità culturale dei bassanesi è destinata ad attenuarsi.
Al contempo, la scolarizzazione è aumentata in modo rilevante contrariamente a quanto accadeva pochi decenni fa quando queste aree si caratterizzavano per l'esclusione delle ragazze dai sistemi formativi più alti e i ragazzi (e le loro famiglia) venivano attirati dal mercato del lavoro. In modo non disgiunto da questi processi si è fortemente innalzata la partecipazione al lavoro delle donne che persiste anche dopo la filiazione e nelle coorti di età adulte.
La forza con cui tali processi si sono manifestati non può non essere il segno di cambiamenti profondi che coinvolgono la cultura stessa della gente. I giovani bassanesi, ad esempio, rivelano opinioni in molti campi simili a quelle dei loro coetanei torinesi, bolognesi, o semplicemente italiani e semmai manifestano atteggiamenti ancora più moderni. La stessa partecipazione alla religione, nel passato il più forte collante della società locale, ha subito drastici ridimensionamenti.
Un segno positivo di risposta a questi cambiamenti che, proprio per la rapida caduta di riferimenti passati tendono spesso a favorire anomia e comportamenti devianti, viene dallo sviluppo del volontariato che appare ben radicato e sviluppato nel bassanese. In particolare la diffusione delle associazioni con finalità socioassistenziali, rivela la necessità e il bisogno di promuovere la solidarietà tra la gente. Tuttavia, tale fenomeno nei suoi aspetti pur positivi nasce e si caratterizza ancora in forme troppo individuali e parziali. Si ha cioè la sensazione che, nonostante lo sviluppo della solidarietà "organizzata", gli stili di vita individuali e familiari siano ancora fortemente individualistici e familistici: la solidarietà appare confinata all'interno del gruppo e nello spazio temporale ad essa dedicata, mentre il resto del tempo rimane governato da logiche private ed individualiste. Il disinteresse per la politica dei giovani, ma anche degli adulti, qui più evidente che altrove, lo conferma.
La modernizzazione culturale è preceduta di pari passo con l'altro fenomeno, esploso con particolare evidenza negli anni '80, la diffusione del benessere. Non che i poveri siano scomparsi dalla città, ma essi rappresentano sempre più una componente minoritaria della società locale e non il suo tratto tipico. Il benessere è stato essenzialmente il prodotto dell'accresciuto impegno lavorativo delle famiglie. E' aumentato il numero dei soggetti che lavorano per la famiglia e spesso anche il numero dei lavori. Per questa via i livelli di vita sono decisamente aumentati e oggi i bassanesi manifestano una propensione ai consumi non diversa da altre zone del Paese dove il benessere data da più tempo.
Bassano e il bassanese si presentano quindi come una società locale fortemente in transizione e ancora in movimento. Scordato ormai il passato si preferisce vivere nel presente, immaginando che il futuro altro non sia che un'estensione di questo.
Ci sono invece ragionevoli dubbi che non sia così e che il futuro ponga, anche nel breve periodo, delle scelte alternative. In campo ambientale, ad esempio; l'utilizzo delle risorse ambientali, decisamente ricche e abbondanti ha permesso uno sviluppo economico rapido e diffuso che non può più attingere ad esse ancora in modo poco responsabile. Oppure in campo sociale in cui i problemi posti dall'invecchiamento e dalle nuove povertà richiedono progettualità nuove ed innovative.
Fino a che punto, ad esempio, il modello di diffusione del benessere, basato spesso sul superlavoro, può continuare ad espandersi senza che ritorca contro gli stessi soggetti e le famiglie facendo aumentare i problemi di comunicazione tra le generazioni e i fenomeni di disadattamento, soprattutto tra i minori?
Fino a che punto una diversa qualità della vita è perseguibile per via esclusivamente privata, senza fondare un rinnovato interesse per la dimensione pubblica e l'impegno politico per tutta la collettività?
Questi sono alcuni degli interrogativi che una società in transizione deve porsi se vuole avere un ruolo nell'orientare tutti gli effetti associati a questi forti cambiamenti. La promozione di una cultura e di un impegno civico e politico, specialmente tra i giovani, ma non solo tra questi, è una delle necessità inevitabili a cui oggi far fronte e che valgono il senso di un investimento per il futuro.