NOTIZIE SCUOLA

Pensioni quota 100 e vincoli di bilancio, le rassicurazioni di Palazzo Chigi

Orizzontescuola - 1 ora 26 sec fa

E’ questo il motivo che ha dato vita a una quadrangolazione telefonica fra Conte, Salvini, Di Maio e Tria. Il vertice ristretto di Governo si è tenuto ieri sull’etere – come scrive anche l’Ansa – per capire in che modo affrontare la scena politica in vista della prossima legge di Bilancio con le tensioni all’interno di Palazzo Chigi sempre più evidenti.

La questione è la contrapposizione fra il rispetto dei conti pubblici e il rispetto del contratto di Governo. Non a caso, al termine del confronto, Palazzo Chigi ha detto con un comunicato stampa che “Il quadro programmatico, come è noto, concilia il perseguimento degli obiettivi programmatici del governo con la stabilità delle finanze pubbliche ed in particolare la continuazione del percorso di riduzione del rapporto debito/Pil“.

Come ricorda il quotidiano LaStampa.it queste dichiarazioni andranno verificate durante le prossime scadenze. Entro il 27 settembre andrà aggiornato il Def (Documento di economia e finanza) con i nuovi parametri debito/Pil a cui ha fatto riferimento Palazzo Chigi. Sarà il documento principe su cui impostare il disegno di legge per la presentazione del Bilancio. Lì, i conti dovranno tornare e si scoprirà, al di là delle anticipazioni di stampa, in che modo riorganizzare il sistema pensionistico a quota 100 o a quota 42 e dove trovare le coperture finanziarie, senza tralasciare le risorse anche per gli altri due punti di Governo cari a molti italiani: flat tax e reddito di cittadinanza.

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Sbagliato concorso non selettivo per diplomati magistrali. Parla una laureanda in Sfp

Orizzontescuola - 1 ora 32 min fa

Non si attenua lo scontro interno ai docenti fra i maestri con il diploma magistrale conseguito entro il 2002, interessati dalla sentenza del Consiglio di Stato del dicembre 2017, e le laureate in Scienza della Formazione Primaria. 

La guerra fra categorie

A tornare sull’argomento è stata proprio una laureanda che ha scritto una lettera aperta al ministro Bussetti e al Governatore Zaia, pubblicata sul Corriere del Veneto.

La laureanda rivendica la necessità di un concorso serio per selezionare maestre preparate e punta il dito su chi non accetta le sentenze.

Nella lettera, si ricostruisce con dovizia di particolari tutta la vicenda ormai nota. La sentenza del dicembre 2017 del Consiglio di Stato in seduta plenaria stabilisce che i suddetti maestri tornino in seconda fascia.

Secondo la laureanda si tratta “di maestre che in prevalenza hanno più di 40-45 anni e che ora, per ambire ad un posto stabile, in base alla sentenza, dovrebbero mettersi alla prova con un vero concorso come peraltro dovrò fare io, nonostante una selettiva ammissione ad una facoltà a numero chiuso e nonostante il valore abilitante della laurea. Perdono, infatti, la possibilità di uno scorrimento automatico della graduatoria con passaggio in ruolo“.

Errori grammaticali e troppo diffusi

A sostegno della sua richiesta, cita il commento di un docente del Miur che all’indomani dell’ultimo concorso del 2016 per maestri in Veneto, aveva detto: «Ci hanno colpito soprattutto gli errori grammaticali. Erano troppi, troppo banali e troppo diffusi……, stiamo parlando di errori che molto spesso vengono corretti anche ai bambini delle scuole elementari, le stesse in cui queste maestre sarebbero dovute andare ad insegnare. Le elementari sono il momento in cui i bambini iniziano a imparare i fondamentali, in cui mettono le basi per la conoscenza successiva. La grammatica che servirà loro per tutta la vita si impara in quegli anni. Una maestra elementare come fa a insegnare se fa errori così».

Poi arriva alle conclusioni: una critica aperta al concorso non selettivo. Chi non riesce a superare i concorsi – è il pensiero della laureanda – dovrebbe rimettersi a studiare. Se “lo stato ritiene di sostenere queste persone, spesso non più giovani, con politiche di sostegno , lo faccia in modo diverso attraverso interventi di reinserimento lavorativo senza forzare un loro ingresso nei ruoli con il rischio che l’unica stabilizzazione possa essere quella delle incompetenze che solo un normale concorso potrebbe accertare“.

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Letture sotto l’ombrellone: Consigli pratici per gli insegnanti di oggi. Lettera

Orizzontescuola - 2 ore 8 min fa

 

Purtroppo siamo lontani da un metodo di insegnamento prettamente nozionistico, con un docente ex cattedra che forgia contenuti e saperi: la società contemporanea vuole un insegnante che sia un testimone del tempo che vive, e quindi, capace non solo di trasmettere cose da apprendere, ma di dare testimonianza del proprio essere, al contempo, docente, formatore, ma anche persona da offrire ai ragazzi lezioni di vita pratica per affrontare le difficoltà di tutti i giorni.

Oggi, rispetto al passato, i giovani hanno più spiccate potenzialità, grazie alle moderne tecnologie, che gli permettono di interfacciarsi con il mondo, seppur virtuale, rappresentato dai social network, i phone, tablet e altri strumenti della comunicazione di massa.

Un viaggio nel mondo della scuola di oggi ce lo offre un interessante libro di Isabella Milani, “L’arte di insegnare. Consigli pratici per gli insegnanti di oggi”, un volume adatto per chi insegna che contiene notizie e spunti di riflessione e praticità per come si ci deve comportare e quali atteggiamenti assumere con gli studenti in classe.

Il libro è frutto di un lungo percorso di esperienza sul campo, in cui vengono messe a fuoco tutte le strategie possibili e immaginabili per un rapporto sereno e duraturo con una scolaresca, ossia quello di essere in grado, per un docente, di stabilire un contatto umano e professionale che gli dia soddisfazioni nel suo lavoro.

Ovviamente quando si è giovani, l’entusiasmo è alle stelle, si ha quell’energia e quella carica indispensabile per affrontare il gruppo classe, amalgamarlo e renderlo partecipe e interessato all’attività didattica. L’autrice, dalla sua trentennale esperienza didattica, non nasconde le difficoltà di quando per la prima volta ha varcato la soglia di una scuola, ma vuole fornire preziosi consigli ai docenti giovani, a chi ha appena iniziato ad insegnare.

Ci sono molti modi di insegnare, ciascun docente possiede il suo metodo e l’esperienza si costruisce giorno dopo giorno, perché le dinamiche che si interpongono sono diverse a seconda della classe: bisogna sapersi adattare alle diverse esigenze a seconda dei casi, perché i ragazzi non sono come diceva san Giovanni Bosco “Cocci vuoti da riempire, ma fiaccole da accendere”.

L’espediente principale, sostiene la Milani, per tenere un gruppo classe collaborativo è quello di catturare l’attenzione degli alunni su un problema che sta particolarmente a cuore a loro. Oltre all’esperienza, conta molto anche l’aggiornamento e quindi l’adattamento del nostro modo di insegnare, che deve procedere con la stessa velocità del mondo che circonda noi e i nostri alunni.

Il libro, nelle intenzioni dell’autrice, si rivolge alla platea di insegnanti che non vogliono solo le parole ma i fatti, cioè avere dei consigli pratici da mettere in atto sul campo e non suggerimenti che poi restano sui fogli di carta, senza suscitare quell’interesse per cui il libro è stato scritto. Si può dire che si tratta di un libro, ottimo compagno di viaggio per la carriera di docente e ricco di spunti per le situazioni di tutti i giorni a diretto contatto con gli alunni.

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Vacanze, in agosto si guarda già alle festività per il 2018/2019

Orizzontescuola - 2 ore 16 min fa

Il calcolo lo ha fatto il Corriere.it da cui risulta che il periodo più lungo di astensione dal lavoro, anche per i docenti, potrebbe essere nel prossimo anno scolastico quello del periodo pasquale.

Come ben sa chi vive nel mondo della scuola, si tratta di periodi ipotetici che dovranno tener conto delle chiusure stabilite dal calendario scolastico regionale e, nel rispetto di queste chiusure, dalle decisioni prese dalle singole scuole in virtù dell’autonomia scolastica. Ed ecco qual è il calendario 2018/2019.

Tuttavia, secondo i calcoli del quotidiano online, il super ponte più lungo potrebbe prevedere una vacanza costante che va dal 18 aprile (giovedì Santo) fino al 1° maggio (festa dei lavoratori). Ma il periodo è davvero troppo lungo ed è improbabile che venga predisposta una sospensione dalle lezioni di circa due settimane.

Il primo ponte, ma sempre tenendo conto delle decisioni regionali e scolastiche, potrebbe essere quello del 1° novembre, un giovedì, che ben si concilierebbe a una chiusura di due giorni per riprendere le lezioni il 5 (lunedì) e guardare già, non tanto alla festività dell’Immacolata che arriva di sabato (8 dicembre), quanto alle due settimane delle vacanze natalizie. E su quest’ultimo periodo, la variazione fra regioni e scuole è pressoché  inesistente.

 

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Concorso infanzia e primaria per 12.000 posti, come scegliere la regione migliore

Orizzontescuola - 2 ore 29 min fa

Tali concorsi, che si faranno in tutte le regioni, sono come sapete finalizzati all’inserimento in una graduatoria regionale di merito che sarà ad esaurimento.

Quindi non ci saranno ulteriori concorsi riservati, la procedura non selettiva per DM e SFP con due anni di servizio specifico nello Stato è una tantum.

Ciò premesso, allorquando uscirà il bando, entro 60 giorni dalla pubblicazione in GU della legge, ma potrebbe anche slittare per permettere di considerare anche il servizio 2018/19, si porrà il problema di dove partecipare.

Conviene ovviamente partecipare in quelle regioni le cui province presentano un alto numero di GM 2016 o GAE esaurite o in via di esaurimento. Solo così l’inserimento in graduatoria regionale, una volta superato il concorso speciale, potrà dare la possibilità di un immissione in ruolo già con decorrenza 1.9.2019.

Sappiamo che sono in palio tra infanzia e primaria 12.000 posti e quindi conviene fare il concorso dove i posti ci sono.

Fare il concorso dove i posti non ci sono, dove si assume poco, dove ci sono interminabili graduatorie, significa solo mettersi in una lista di attesa.

Ovviamente chi fa un concorso in un’altra regione corre poi dei rischi per il trasferimento e mi spiego. Sembra essere intenzione del Ministro di scongiurare il fenomeno del prendi il posto al Nord, gridare alla deportazione, vestire i panni dell’esiliato e fuggire al Sud l’anno dopo semmai sull’organico di fatto di sostegno senza neppure possedere il titolo.

Pertanto io credo che si stia pensando per scongiurare questo fenomeno ad applicare la legge 124 , una legge mai applicata e sempre derogata con i contratti, e cioè il neo immesso in ruolo sarà bloccato per tre anni nella provincia in cui ha maturato l’immissione in ruolo senza la possibilità di poter fare nei tre anni successivi né il trasferimento né l’assegnazione provvisoria interprovinciale. Quindi un bel dilemma sarà quello di scegliere la regione dove fare il concorso riservato allorché uscirà il bando.

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Immissioni in ruolo, resoconto nomine 2018

Orizzontescuola - 2 ore 37 min fa

LAZIO

Nomine in ruolo da concorso per le classi A012 e A022

Resoconto 7 agosto

PIEMONTE

Concorso secondaria

SARDEGNA

Nomine in ruolo da Concorso Ordinario 2016 del 06.08.2018

Nomine GaE Nuoro

Riepilogo USP Nuoro

Ricordiamo che per alcune classi di concorso in alcune regioni non si potrà procedere ad assunzioni a causa di graduatorie esaurite e graduatorie del concorso 2018 non pronte per il 31 agosto 2018. Il file

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Competenti solo gli insegnanti che superano un concorso?

Orizzontescuola - 2 ore 51 min fa

Laura La Manna, Adida – In un’intervista pubblicata su La Repubblica di Torino il 7 agosto, Stefano Parola, dopo aver erroneamente definito non abilitata la docente in possesso di diploma magistrale da lui intervistata, conclude con la seguente domanda” A voi maestre diplomate viene obiettato che però non avete mai passato un concorso e dunque non dovreste accedere a un posto pubblico. Cosa rispondete?

Quella del superamento di un concorso nella scuola è un’argomentazione che viene ricorsivamente posta in ambito politico, accademico e scolastico e sulla quale l’associazione ADIDA è più volte intervenuta.

Nel ribadire che il diploma magistrale conseguito entro il 2001/2002 è un titolo abilitante, come stabilito anche dalla sentenza del Consiglio di Stato nel 2012 […], vorremmo focalizzarci in questa sede sul nesso esistente tra competenze professionali, curriculum di studi ed esperienza, in risposta alla concezione di chi vede nel concorso l’unica forma di selezione del personale scolastico.

Considerati i numerosi decreti e documenti ministeriali che sottolineano l’importanza dello sviluppo delle competenze negli studenti al fine di una loro maggiore qualificazione professionale, ci limiteremo, stavolta, a mettere in luce la contraddizione tra il rilievo che la nozione di “competenze” ha assunto in ambito professionale e la poca importanza attribuita dalla politica all’esperienza matura dai docenti precari nel corso di decennali anni d’insegnamento.

In ambito scientifico si discute da tempo sui limiti della “nozione classica” di professione, caratterizzata esclusivamente da un cursus studiorum e da un ulteriore passaggio selettivo all’ordine professionale. Ciò che spesso viene messo in discussione non è tanto l’importanza delle conoscenze necessarie a svolgere la professione, quanto piuttosto il fatto che tale nozione non tiene in debito conto dell’importanza assunta dai contesti lavorativi nello sviluppo delle capacità professionali di un individuo. Il concetto di competenze professionali, di cui tanto si parla oggi, mette in luce, infatti, l’importanza che l’esperienza concreta assume all’interno della formazione dei lavoratori.

In una monografia dedicata alla progettazione nei contesti formativi, Lipari, sociologo e docente de La Sapienza di Roma, definisce significativamente la competenza in questi termini
“La competenza può essere rappresentata come l’insieme delle conoscenze (teoriche e pratiche), delle abilità e delle capacità che consentono ad un individuo un adeguato orientamento in un campo specifico di azione. Strettamente legata alla nozione di competenza […], quella di expertise ha una valenza fortemente empirica e situazionale, e designa le capacità concrete di azione”.

Irriducibile a mere forme di apprendimento formale (di cui non si vuole assolutamente sminuire la portata e l’importanza), le competenze non possono dunque prescindere dai contesti situati in cui l’individuo ha concretamente operato. L’esperienza maturata in ambienti di lavoro condiviso (come la scuola) costituisce essa stessa una forma di apprendimento che dovrebbe essere riconosciuta per poi essere valorizzata e ulteriormente potenziata, con una formazione tarata su persone che svolgono già una professione.

Alla luce di quanto sopra esposto, il superamento di un concorso, di cui non si vuole sminuire la portata, non è certo l’unica modalità attraverso cui garantire la qualificazione e la selezione del personale. In tal senso, nonostante i docenti diplomati magistrali siano fondamentali per l’avvio dell’anno scolastico, si rimane quantomeno perplessi di fronte all’incapacità politica di potenziarne e valorizzarne l’esperienza acquisita.

Si tratta di insegnanti che, come nel caso della docente intervistata, hanno spesso maturato molta esperienza sul sostegno e che, ad esempio, potrebbero essere ulteriormente formate e immediatamente assunte, insieme alle docenti laureate in Scienze della formazione primaria, in questa classe di concorso.

Lungi dal fossilizzarsi in aride accuse d’incompetenza rivolte alle insegnanti, si tratterebbe d’investire nuove risorse e una nuova mentalità nella scuola che concorrerebbe a dare un nuovo statuto alla professione e che probabilmente contribuirebbe a dare un nuovo slancio a questo Paese.

L’intervista su Repubblica

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Bonus 500 euro Carta docente: cosa fare entro il 31 agosto

Orizzontescuola - 5 ore 9 min fa

Riepiloghiamo in questa scheda, anche in vista delle nuove assunzioni e quindi anche per i neoassunti, le principali informazioni relative al bonus di 500 euro concesso ai docenti di ruolo per la formazione e l’auto-aggiornamento, ricordando infine cos’è previsto per le somme residue dell’a.s. 2016/17 e del 2017/18.

Cos’è

Il bonus 500 euro, introdotto dalla legge 107/2015, è un fondo erogato annualmente ai docenti di ruolo delle scuole statali, destinato alla formazione e all’autoggiornamento nei limiti indicati dalla legge stessa.

Come viene erogato

Il bonus è erogato tramite la cosiddetta “Carta elettronica”, ossia una sorta di borsellino elettronico, consistente in un’applicazione utilizzabile tramite una piattaforma informatica, reperibile a questo indirizzo.

Per poter usufruire del bonus, dunque, è necessario essere registrati alla predetta piattaforma, cosa che dovranno fare tutti i neo assunti e tutti coloro i quali, per svariate ragioni, non sono ancora registrati.

Per le info relative alla registrazione e alla generazione dei buoni di acquisto clicca qui

Cosa si può acquistare

E’ possibile acquistare:

a) libri e testi, anche in formato digitale, pubblicazioni e riviste comunque utili all’aggiornamento professionale;

b) hardware e software;

c) iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati presso il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca;

d) iscrizione a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale;

e) titoli di accesso per rappresentazioni teatrali e cinematografiche;

f) titoli per l’ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo;

g) iniziative coerenti con le attività individuate nell’ambito del piano triennale dell’offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione, di cui articolo 1, comma 124, della legge n. 107 del 2015 (Buona Scuola).

Somme residue 2016/17

Entro la fine del mese di agosto, si dovrà spendere il bonus di 500 euro a.s. 2016/17 o le somme residue dello stesso, a meno che il Miur non fornisca indicazioni differenti, come trapelato da fonti ministeriali stesse.

Carta docente 500 euro, si potrà spendere anche dopo agosto 2018. MIUR rassicura

Al momento vige il DPCM 28 novembre 2016, che al riguardo prevede quanto segue:

“Le somme non spese entro il 31 agosto 2016 devono essere improrogabilmente utilizzate e rendicontate entro il 31 agosto 2017, nel rispetto delle modalita’ previste dal decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, n. 642 del 9 agosto 2016. Le predette somme, non rendicontate al 31 agosto 2017, saranno recuperate a valere sull’erogazione dell’anno scolastico 2017/2018 e le somme non rendicontate correttamente o eventualmente utilizzate per spese inammissibili sono recuperate a valere sulle risorse disponibili sulla Carta con l’erogazione riferita all’anno scolastico successivo.”

Ne deriva che le somme dell’a.s. 2016/17 andrebbero spese entro il 31 agosto 2018, a meno che (come detto) il Miur non fornisca indicazioni differenti.

Si consideri anche che quest’anno alcuni docenti hanno trovato nel portafogli anche somme residue non spese relative all’a.s. 2015/16.

Inoltre, va detto che nella generazione dei buoni su http://cartadeldocente.istruzione.it non è possibile distinguere tra i soldi del 2016/17 e quelli del 2017/18.

Somme residue 2017/18

Nel caso in cui il docente non spenda, nell’anno scolastico di riferimento, l’intera somma di 500 euro o parte di essa, le somme non spese restano disponibili e quindi si cumulano con quelle dell’anno scolastico successivo, come detta l’articolo 6/6 del DPCM del 28 novembre 2016:

“Le somme non spese entro la conclusione dell’anno scolastico di riferimento sono rese disponibili nella Carta dell’anno scolastico successivo, in aggiunta alle risorse ordinariamente erogate.”

Pertanto, chi non spenderà, entro il 31 agosto, l’intero importo o parte del bonus 2017/18, se lo ritroverà per l’anno scolastico 2018/19, insieme a quello previsto per tale anno (500 euro più la somma residua), posto che non ci siano modifiche legislative.

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Prof. non rispetta PDP di alunno con discalculia, TAR: bocciatura sospesa e nuovo consiglio di classe

Orizzontescuola - 5 ore 51 min fa

Riferiamo su una sentenza del TAR Piemonte relativa alla bocciatura di uno studente con Disturbi Specifici di Apprendimento.

Alunno DSA non ammesso

Un alunno con certificazione di DSA (discalculia) e Piano Didattico personalizzato, come leggiamo su Repubblica, non era stato ammesso alla classe IV, in quanto aveva 4 insufficienze in: scienze naturali, inglese, latino e matematica.

TAR Piemonte

Il Tar Piemonte, chiamato in causa dai genitori dello studente, ha imposto la cancellazione dell’insufficienza in matematica e la sospensione della bocciatura, in attesa che il consiglio di classe si riunisca nuovamente per rivedere la situazione.

La decisione del Giudice è scaturita dal fatto che l’insegnante non aveva rispettato quanto deciso dal consiglio di classe nel PDP, in base al quale avrebbe dovuto assegnare allo studente compiti in classe con meno esercizi e gli avrebbe dovuto permettere la consultazione delle formule e l’uso della calcolatrice.

Consiglio di classe senza il docente di Matematica

Il Consiglio di classe, che dovrà riunirsi nuovamente per rivisitare la delibera di bocciatura dello studente, sarà il medesimo che ha deciso la bocciatura, eccetto il docente di matematica, come imposto dal Giudice.

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Pensioni: spunta “quota 42”, “quota 100” con 64 anni di età

Orizzontescuola - 5 ore 55 min fa

Come già riferito, le misure sulle pensioni saranno introdotte con la prossima legge di Bilancio.

Secondo ultime indiscrezioni, che devono essere comunque confermate, i provvedimenti, attualmente allo studio dell’Esecutivo, sarebbero l’ormai nota “quota 100” e “quota 42”.

Coperture e attacchi speculativi

Le tante soluzioni vagliate, come riferito, dipendono dalle coperture e da eventuali speculazioni, secondo il Sottosegretario Giorgetti, smentito comunque dal Ministro del Lavoro e Vicepremier Luigi Di Maio.

Pensioni quota 100, l’ipotesi di un attacco dei mercati finanziari

Quota 100

Tra le varie opzioni, sembrerebbe che quella papale sia quota 100 con almeno 64 anni di età.

Quindi andrebbero in pensione coloro raggiungono la quota 100 somma età anagrafica (almeno 64 anni) e contributi versati (36 anni).

Sin qui nulla di nuovo rispetto a quanto trapelato nelle settimane scorse, tuttavia potrebbe esserci una novità relativa al calcolo dell’assegno (tutto contributivo dal ’96) e ad un possibile divieto di lavorare e sommare a tale reddito la pensione.

Quota 42

Si tratta di un’altra novità, considerato che, sino ad ora si era parlato di “quota 41”.

Con quota 42 si andrebbe in pensione, indipendentemente dall’età anagrafica, nel momento in cui si raggiungono i 42 anni di contributi.

Vedremo quanto sarà confermato e quanto no e vi aggiorneremo al riguardo.

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Pensioni: cumulo, totalizzazione e ricongiunzione. Consulenza

Orizzontescuola - 7 ore 17 min fa
In alternativa alla totalizzazione e alla ricongiunzione c’è  il “cumulo”

Docente  – Sono un insegnate di Religione Cattolica.  Al 31/08/1999 ho maturato, per lavoro prestato presso  aziende private, 21 anni di servizio. Dal 01/09/1999  ad oggi insegno ininterrottamente nella scuola media superiore con incarico annuale. Sono nato il 03/10/1956. Gentilmente chiedo: non avendo fatto la ricongiunzione contributiva (troppo onerosa) – potrò totalizzare i contributi versati nei due enti (IPS E INPDAP) e quando potrò lasciare il lavoro?  Vi ringrazio della vostra gentile e gradita risposta. Buon lavoro.

Il “cumulo” non è da confondersi con l’istituto del ricongiungimento dei servizi ai sensi della L. 29/1979

Assistente Amm.va – a seguito di domanda di ricongiunzione art. 2 L.29/79 (lavoro presso privati, disoccupazione,contributi volontari, maternità, supplenze) presentata nel 2002, mi è stata riconosciuta dall’INPS nel settembre 2014 la ricongiunzione di anni 11 ecc. ai fini del diritto e anni 11 ecc. ai fini della misura del trattamento di quiescenza, cui corrisponde un onere di €. 7.927, 86 per cui sto provvedendo ratealmente e terminerò nel 2023. Una collega ha sentito che ora la ricongiunzione è GRATUITA.  Anche lei ha lavorato sia presso privati che presso il Comune, la Pretura, con periodi di disoccupazione e supplenze varie. E’ vero quanto le hanno detto che ora  la ricongiunzione non è più onerosa? e per chi sta pagando? In attesa di cortese riscontro, la saluto cordialmente. grazie 1000.

Chiedilo a Lalla

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Pensioni: cumulo, totalizzazione e ricongiunzione. Consulenza

Orizzontescuola - 7 ore 17 min fa
In alternativa alla totalizzazione e alla ricongiunzione c’è  il “cumulo”

Docente  – Sono un insegnate di Religione Cattolica.  Al 31/08/1999 ho maturato, per lavoro prestato presso  aziende private, 21 anni di servizio. Dal 01/09/1999  ad oggi insegno ininterrottamente nella scuola media superiore con incarico annuale. Sono nato il 03/10/1956. Gentilmente chiedo: non avendo fatto la ricongiunzione contributiva (troppo onerosa) – potrò totalizzare i contributi versati nei due enti (IPS E INPDAP) e quando potrò lasciare il lavoro?  Vi ringrazio della vostra gentile e gradita risposta. Buon lavoro.

Il “cumulo” non è da confondersi con l’istituto del ricongiungimento dei servizi ai sensi della L. 29/1979

Assistente Amm.va – a seguito di domanda di ricongiunzione art. 2 L.29/79 (lavoro presso privati, disoccupazione,contributi volontari, maternità, supplenze) presentata nel 2002, mi è stata riconosciuta dall’INPS nel settembre 2014 la ricongiunzione di anni 11 ecc. ai fini del diritto e anni 11 ecc. ai fini della misura del trattamento di quiescenza, cui corrisponde un onere di €. 7.927, 86 per cui sto provvedendo ratealmente e terminerò nel 2023. Una collega ha sentito che ora la ricongiunzione è GRATUITA.  Anche lei ha lavorato sia presso privati che presso il Comune, la Pretura, con periodi di disoccupazione e supplenze varie. E’ vero quanto le hanno detto che ora  la ricongiunzione non è più onerosa? e per chi sta pagando? In attesa di cortese riscontro, la saluto cordialmente. grazie 1000.

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Messa a disposizione: le province più richieste con Voglioinsegnare.it

Orizzontescuola - 8 ore 3 min fa

PubbliRedazionale – Continua la ricerca di nuovo personale da parte delle scuole, sia tra gli insegnanti che tra il personale amministrativo, tecnico o ausiliario (ATA).

È quindi questo il periodo ideale per inviare la messa a disposizione (MAD), ovvero la propria disponibilità a ruoli di supplenza, per chi non è iscritto nelle graduatorie. Chi invece è già iscritto, con la MAD può aumentare le sue possibilità di essere contattato. La messa a disposizione è valida anche per chi vuole lavorare come personale ATA.

Perché conviene inviare la messa a disposizione?

La messa a disposizione consente di incrementare notevolmente le possibilità di essere contattati da parte degli istituti scolastici per insegnare o svolgere servizio come personale ATA. Il servizio di invio della domanda di messa a disposizione consente, grazie ad una procedura guidata:

  • la compilazione della domanda e l’invio della stessa a tutte le scuole di una o più province;
  • il costo per la redazione della domanda e l’invio a tutte le scuole di una provincia è di 19 euro;
  • è possibile inviare la domanda a più province contemporaneamente.
L’invio della messa a disposizione può essere effettuato in tutte le scuole?

Sì, può essere inviato nella maggior parte degli istituti scolastici anche se qualche scuola non accetta l’invio automatico della messa a disposizione, ma richiede una procedura specifica come la compilazione di form on-line direttamente sul sito della scuola o l’invio di curriculum. Per questo motivo Voglioinsegnare.it ha ideato un nuovo ed esclusivo servizio chiamato Scuole in Bacheca.

Scuole in Bacheca: come funziona il servizio

Scuole in Bacheca invia un report via mail a chi ha inviato la messa a disposizione, con i nomi di tutte le scuole della provincia scelta che richiedono l’invio della mad su appositi form del loro sito.

Con Scuole in Bacheca è inoltre possibile:

  •  continuare a ricevere news durante tutto l’anno scolastico in merito a cambiamenti e novità che riguardano l’invio della messa a disposizione;
  • la ricerca di personale nelle scuole alle quali si è in precedenza inviata la messa a disposizione;
  • è un servizio esclusivo e gratuito per gli utenti di Voglioinsegnare.it, in un’ottica di costante e continuo aggiornamento sulle notizie che possono essere utili per aumentare le possibilità di essere convocati.

Con Scuole in Bacheca è possibile anche sapere qual è il periodo ideale per inviare le mad, perché alcune scuole segnalano i giorni esatti in cui è possibile inviare la mad, come una scuola di Cervinara, che a questo link segnala che accetta mad solo dal 4 agosto al 30 settembre.

Le scuole con fasce temporali per l’invio della messa a disposizione

La scuola Giosué Carducci di Bagheria accetta mad solo dal 9 agosto al 20 settembre.

L’istituto comprensivo di Torano Castello accetta mad solo dal 1 luglio al 15 settembre.

La scuola primaria “Rosolino Pilo” di Palermo accetta candidature mad dal 20 luglio fino al 20 agosto.

La scuola “Monsignor Gagliano” di Palermo accetta mad dal 23 luglio al 31 agosto.

Questi sono solo alcuni esempi di come Scuole in Bacheca potrà fornire informazioni esatte e precise sull’invio delle mad in tutta Italia, per aumentare la probabilità di contatto e convocazione dalle scuole.

E’ quindi bene diffidare di siti che invitano a inviare le mad solo a partire da determinati periodi dell’anno, poiché non provengono da fonti ufficiali.

Voglioinsegnare.it abiliterà il servizio Scuole in Bacheca dopo ogni invio di domanda di messa a disposizione.

Dove è più conveniente inviare la MAD per avere più possibilità di lavoro?

Il maggior numero di cattedre vacanti, dove quindi si ha più probabilità di ottenere una supplenza, è situato a Nord. La disponibilità più ampia è in Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Friuli Venezia-Giulia, Emilia-Romagna.

In base alle statistiche di Voglioinsegnare.it raccolte in oltre 24 mesi di attività e invii di messe a disposizione e pubblicate su Orizzonte Scuola, si può constatare che:

  • Milano, Roma, Torino e Napoli sono le province più gettonate dagli aspiranti supplenti; seguono Bologna, Firenze, Palermo e Bergamo;
  • Tra le meno richieste, invece, troviamo Livorno, Pescara, Mantova, Pisa.

Tra queste quindi la possibilità di essere chiamati è maggiore, perché ci sono meno candidati.

Per quanto riguarda le classi di concorso, quelle con maggiori invii sono:

  • l’insegnamento alla scuola primaria e alla scuola d’infanzia;
  • quelle con minori invii, quindi con maggiori probabilità di essere contattati, sono Matematica e Scienze nelle scuole secondarie di primo grado e Scienze Economico-aziendali.
La guida gratuita alla messa a disposizione

Per ulteriori informazioni sulla messa a disposizione, voglioinsegnare.it ha creato la guida gratuita alla messa a disposizione 2018/2019 che include tutte le domande più frequenti inerenti alla messa a disposizione, scritta sulla base dei principali dubbi e richieste degli utenti.

La guida gratuita completa è scaricabile QUI.

 

INVIA ORA IL TUO CURRICULUM ALLE SCUOLE

 

Per ulteriori informazioni contatta la segreteria didattica allo 02 40031245

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Scegli il corso di preparazione al concorso Dsga di Eurosofia

Orizzontescuola - 12 ore 9 min fa

PubbliRedazionale – Per un concorso pubblico, non si può studiare in modo randomico, improvvisare, o confidare nella fortuna, serve un programma ben definito e tanta determinazione.

Per vincere è necessario affidarsi a formatori esperti per la propria preparazione. E’ necessario seguire un programma di studio organizzato in modo sistematico e schematico che non trascuri nessuno degli aspetti fondamentali.

Eurosofia ha curato la preparazione per la prova preselettiva del Concorso a Dirigente Scolastico, con una metodologia vincente che ha consentito al 75% dei nostri iscritti di superare la prima fase del concorso.

Con l’ausilio della nostra equipe di formatori, abbiamo già programmato ed attivato il nuovo corso per la preparazione alla prova scritta.

Il corso, in linea con la formula che si è rivelata estremamente efficace, sarà articolato in 10 incontriin modalità webinarda tre ore ciascuno. I webinar saranno curati dal Prof. Rosario Gianni Leone, ex Provveditore agli Studi di Palermo e di Trapani, che dal 1981 si occupa di formazione del personale docente ed amministrativo ed attualmente è professore a contratto presso l’Università di Palermo.

Durante ogni incontro i corsisti risolveranno una prova (che verterà sulle materie d’esame di cui all’art. 10, comma 2, del decreto ministeriale), articolata in cinque quesiti a risposta aperta e due quesiti in lingua inglese.

Durante ogni incontro, il formatore, assegnerà delle tracce per consentire ai corsisti di simulare la prova. In seguito fornirà indicazioni utili per la risoluzione del compito proposto afferente ai 9 diversi ambiti, aggiungendo suggerimenti e strumenti pratici per la formulazione del testo più efficace, per superare la prova. Occorre una visione d’insieme, una preparazione esaustiva e la rapidità di inquadrare immediatamente cosa viene richiesto.

Speciale promozione per coloro che si iscrivono entro il 20 agosto. Non perderti questa grande opportunità!

A supporto della preparazione specialistica, inoltre, Eurosofia propone anche webinar tematici per acquisire maggiori competenze nelle tecnologie informatiche e della comunicazione, nella Lingua inglese e francese.

Occorre una visione d’insieme, una preparazione esaustiva e la capacità di focalizzare subito l’argomento richiesto. Affidati ad Eurosofia per superare la prova.

Modalità di svolgimento del corso di preparazione alla prova scritta

I 10 incontri, da 3 ore ciascuno in modalità webinar si svolgono in diretta secondo il calendario comunicato e, inoltre, la registrazione sarà disponibile e fruibile nella piattaforma elearning di Eurosofia.

Costi

□ 300 euro 

□ 250 euro per soci ANIEF

Modalità di svolgimento dei webinar tematici su Tecnologie informatiche e Lingue straniere

Ciascun corso, della durata di 12 ore, si svolge in modalità online. Le videolezioni sono state registrate e caricate nella piattaforma elearning di Eurosofia e saranno disponibili 24 ore su 24.

In piattaforma sono disponibili anche materiali di approfondimento utilizzati dai formatori durante le lezioni.

Costo Corso online + videolezioni su Tecnologie informatiche e della comunicazione

□ 40 euro 

Corso online + videolezioni su “Lingua inglese”

□ 40 euro

Corso online + videolezioni su “Lingua francese”

□ 40 euro

Promozione: 2 webinar 70 euro.

E’possibile versare la quota di iscrizione tramite bonifico, carta del docente e carta di credito.

Iscriviti subito al seguente link: https://iscrizioni.eurosofia.it/corso.html?id=504:corso-di-aggiornamento-professionale-e-preparazione-al-concorso-per-dirigente-scolastico-prova-scritta&cid=101:corso-ds

PROMOZIONE SPECIALE ENTRO IL 20 AGOSTO 2018

Iscrivendosi entro il 20agosto ai 10 webinar sarà possibile usufruire gratuitamente dei webinar tematici su Tecnologie informatiche e Lingue straniere (inglese o francese). Non perdere questa occasione iscrivi subito!

Contattaci ai numeri 091 7098311/357 oppure 3928825358 ed inviaci un’email a segreteria@eurosofia.it per maggiori informazioni e per essere supportato nella procedura di registrazione.

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Maggiore attenzione alla scuola dell’infanzia. Lettera

Orizzontescuola - 13 agosto, 2018 - 19:11

Si può dire che nella nostra società digitale, apparentemente viva e dinamica, manchi una adeguata progettazione esistenziale ed una corretta riflessione pedagogica, capace di allargarsi sino a farsi politica del bambino e per il bambino.

Da questa situazione, per certi aspetti incongruente sul piano pedagogico, nascono urgenze precise per la determinazione e il recupero di una cultura e di una politica educativa che fornisca le risorse necessarie per risolvere, senza scadere nell’improvvisazione, i problemi e le lacune non lievi, che la nostra società si trova davanti nel suo insieme.

Sembra perciò utile tornare ad insistere sull’opportunità di una cultura dell’infanzia, di un impegno progettuale ben definito, sempre più sensibile a tutte le necessità del bambino, anche alle più profonde, sì che sia possibile accostarsi in maniera giusta e autentica al suo mondo, che è un mondo di libertà, spontaneità, creatività e che, spesso, rimane nascosto o offuscato da una realtà pedagogicamente difficile da interpretare ed effettivamente carente nella costruzione di spazi di crescita tendenti a favorire il complesso dispiegamento della vita.

Ciò impone la necessità di predisporre, in ogni ambito della vita sociale, sanitario, culturale, educativo e ricreativo, le condizioni migliori per un disegno organico, pedagogicamente efficace, in grado di operare ed agire per il bene e la tutela dei bambini, di porsi al loro servizio, proteggerli e seguirli nel loro itinerario di crescita.

Questo nostro ambiente artefatto, privo di cure educative valide ed estraneo a progetti formativi fecondi, capaci di inserire la personalità in formazione in una dinamica di rapporti universali, ha difficoltà ad organizzare ambienti a misura del bambino che, invece, chiede e richiede spazi e condizioni di accoglienza come si conviene ad una persona che si appresta a vivere ed a conoscere il mondo.

In pratica, troppe sono le insidie quotidiane contro l’esistenza, contro la specificità di un mondo, quello infantile, che necessita di competenze pedagogiche e psicologiche in grado di promuovere atteggiamenti e comportamenti validi per aiutare il bambino a conquistare la propria dignità.

Indifeso rispetto ad alcuni incomprensibili meccanismi esistenziali, il bambino, spesso, si ritrova abbandonato in un mondo oscuro e complesso che non riesce a suscitare gesti di accoglienza, di disponibilità, di tensione premurosa e operosa nei confronti della personalità infantile.

Deprecare questo stato di cose, tuttavia, non basta. È necessario, per superare le povertà attuali e cogliere nel suo significato il senso globale e autentico della persona, arricchirsi di tutte quelle esperienze e conoscenze indispensabili per affrontare con maggiore sensibilità e con senso di responsabilità i bisogni legati ad una specifica stagione e condizione della vita.

Si tratta di creare le condizioni necessarie per favorire lo sviluppo di precipui criteri operativi adeguati ai bisogni concreti del bambino e vicini alla sua dimensione esistenziale.

In pratica, se la nostra civilizzata società vuole davvero rinnovarsi o ricostruirsi come “cultura”, come universo di valori, deve riscoprire e riconoscere le esigenze poste dalla stessa età infantile ed aiutare il bambino a crescere e ad affrontare i problemi in una dimensione chiaramente pedagogica.

Certo non è un problema da poco avviare una congrua strategia di sostegno che possa offrire ai piccoli situazioni umanamente più ricche ed assicurare in ogni contesto la necessaria “profondità di respiro”, se si pensa, soprattutto, alle incongruenze e alle inadempienze di ordine legislativo, amministrativo, politico e burocratico che caratterizzano la base e il vertice della complessa macchina istituzionale.

Tuttavia, non può sembrare inutile riflettere sulla opportunità di promuovere nuove modalità d’intervento, che consentano alle istituzioni che, per vari motivi, entrano in relazione con i bambini, di contribuire responsabilmente, con competenza ed impegno, al riconoscimento del valore supremo della persona umana.

Del resto, soltanto una società teleologicamente ben definita può esercitare una funzione insostituibile che consiste, appunto, nella capacità di esprimere particolari attenzioni e significative sollecitazioni verso un progetto di sviluppo della personalità.

Una società qualificata e consapevole dei suoi compiti educativi deve mantenere sempre vivo il contatto con i bambini, deve mettere in moto, nelle sue svariate articolazioni e forme, preziosi ed insostituibili percorsi di crescita.

Possiamo dire che ogni ambiente, anche quello ospedaliero, deve essere fonte perenne di sviluppo cognitivo, intellettuale, morale, sociale e costituisce un ambito di tirocinio e di esperienze in cui si realizza la capacità del bambino di agire e di capire, di avvertire e di comunicare, di leggere la realtà e di organizzare le proprie risposte alle suggestioni dell’ambiente.

Per questa ragione ci preme sottolineare la necessità che il bambino o, meglio, l’uomo che sta vivendo il momento della sua infanzia, venga sollecitato a rinforzare la sua fiducia di base per favorire un più vivo, dinamico e positivo contatto con il mondo che lo circonda.

Sarebbe sicuramente bello se, anche a livello scolastico, la nostra civiltà restituisse all’ infanzia tutto lo spessore culturale che le è proprio, la profondità e l’ampiezza di una educazione autentica e intimamente legata a tutto ciò che per il bambino può essere oggetto di esplorazione, scoperta, conquista.

Fernando Mazzeo

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Maggiore attenzione alla scuola dell’infanzia. Lettera

Orizzontescuola - 13 agosto, 2018 - 19:11

Si può dire che nella nostra società digitale, apparentemente viva e dinamica, manchi una adeguata progettazione esistenziale ed una corretta riflessione pedagogica, capace di allargarsi sino a farsi politica del bambino e per il bambino.

Da questa situazione, per certi aspetti incongruente sul piano pedagogico, nascono urgenze precise per la determinazione e il recupero di una cultura e di una politica educativa che fornisca le risorse necessarie per risolvere, senza scadere nell’improvvisazione, i problemi e le lacune non lievi, che la nostra società si trova davanti nel suo insieme.

Sembra perciò utile tornare ad insistere sull’opportunità di una cultura dell’infanzia, di un impegno progettuale ben definito, sempre più sensibile a tutte le necessità del bambino, anche alle più profonde, sì che sia possibile accostarsi in maniera giusta e autentica al suo mondo, che è un mondo di libertà, spontaneità, creatività e che, spesso, rimane nascosto o offuscato da una realtà pedagogicamente difficile da interpretare ed effettivamente carente nella costruzione di spazi di crescita tendenti a favorire il complesso dispiegamento della vita.

Ciò impone la necessità di predisporre, in ogni ambito della vita sociale, sanitario, culturale, educativo e ricreativo, le condizioni migliori per un disegno organico, pedagogicamente efficace, in grado di operare ed agire per il bene e la tutela dei bambini, di porsi al loro servizio, proteggerli e seguirli nel loro itinerario di crescita.

Questo nostro ambiente artefatto, privo di cure educative valide ed estraneo a progetti formativi fecondi, capaci di inserire la personalità in formazione in una dinamica di rapporti universali, ha difficoltà ad organizzare ambienti a misura del bambino che, invece, chiede e richiede spazi e condizioni di accoglienza come si conviene ad una persona che si appresta a vivere ed a conoscere il mondo.

In pratica, troppe sono le insidie quotidiane contro l’esistenza, contro la specificità di un mondo, quello infantile, che necessita di competenze pedagogiche e psicologiche in grado di promuovere atteggiamenti e comportamenti validi per aiutare il bambino a conquistare la propria dignità.

Indifeso rispetto ad alcuni incomprensibili meccanismi esistenziali, il bambino, spesso, si ritrova abbandonato in un mondo oscuro e complesso che non riesce a suscitare gesti di accoglienza, di disponibilità, di tensione premurosa e operosa nei confronti della personalità infantile.

Deprecare questo stato di cose, tuttavia, non basta. È necessario, per superare le povertà attuali e cogliere nel suo significato il senso globale e autentico della persona, arricchirsi di tutte quelle esperienze e conoscenze indispensabili per affrontare con maggiore sensibilità e con senso di responsabilità i bisogni legati ad una specifica stagione e condizione della vita.

Si tratta di creare le condizioni necessarie per favorire lo sviluppo di precipui criteri operativi adeguati ai bisogni concreti del bambino e vicini alla sua dimensione esistenziale.

In pratica, se la nostra civilizzata società vuole davvero rinnovarsi o ricostruirsi come “cultura”, come universo di valori, deve riscoprire e riconoscere le esigenze poste dalla stessa età infantile ed aiutare il bambino a crescere e ad affrontare i problemi in una dimensione chiaramente pedagogica.

Certo non è un problema da poco avviare una congrua strategia di sostegno che possa offrire ai piccoli situazioni umanamente più ricche ed assicurare in ogni contesto la necessaria “profondità di respiro”, se si pensa, soprattutto, alle incongruenze e alle inadempienze di ordine legislativo, amministrativo, politico e burocratico che caratterizzano la base e il vertice della complessa macchina istituzionale.

Tuttavia, non può sembrare inutile riflettere sulla opportunità di promuovere nuove modalità d’intervento, che consentano alle istituzioni che, per vari motivi, entrano in relazione con i bambini, di contribuire responsabilmente, con competenza ed impegno, al riconoscimento del valore supremo della persona umana.

Del resto, soltanto una società teleologicamente ben definita può esercitare una funzione insostituibile che consiste, appunto, nella capacità di esprimere particolari attenzioni e significative sollecitazioni verso un progetto di sviluppo della personalità.

Una società qualificata e consapevole dei suoi compiti educativi deve mantenere sempre vivo il contatto con i bambini, deve mettere in moto, nelle sue svariate articolazioni e forme, preziosi ed insostituibili percorsi di crescita.

Possiamo dire che ogni ambiente, anche quello ospedaliero, deve essere fonte perenne di sviluppo cognitivo, intellettuale, morale, sociale e costituisce un ambito di tirocinio e di esperienze in cui si realizza la capacità del bambino di agire e di capire, di avvertire e di comunicare, di leggere la realtà e di organizzare le proprie risposte alle suggestioni dell’ambiente.

Per questa ragione ci preme sottolineare la necessità che il bambino o, meglio, l’uomo che sta vivendo il momento della sua infanzia, venga sollecitato a rinforzare la sua fiducia di base per favorire un più vivo, dinamico e positivo contatto con il mondo che lo circonda.

Sarebbe sicuramente bello se, anche a livello scolastico, la nostra civiltà restituisse all’ infanzia tutto lo spessore culturale che le è proprio, la profondità e l’ampiezza di una educazione autentica e intimamente legata a tutto ciò che per il bambino può essere oggetto di esplorazione, scoperta, conquista.

Fernando Mazzeo

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Diplomati magistrale, Anief: non si possono licenziare maestre invalide

Orizzontescuola - 13 agosto, 2018 - 17:57

Comunicato Anief – Tra i 40 mila diplomati magistrale che a settembre si ritroveranno fuori dalle GaE, senza contratto annuale garantito e con la sola prospettiva di poter sottoscrivere contratti di breve durata, da graduatoria d’istituto, ci sono maestri tutt’altro che giovani che hanno fatto anni e anni di supplenze, poi hanno preso il ruolo lontano da casa e sono anche invalidi. E presto si troveranno con un pugno di mosche in mano.

Così M.G.S., classe 1973, laureata in Giurisprudenza e residente a Ghilarza, in provincia di Oristano: dopo una lunghissima gavetta, nel 2017 è stata assunta a tempo indeterminato con riserva in un istituto di Isili, in provincia di Cagliari, a 75 chilometri dalla propria residenza, affrontando ben tre ore di viaggio quotidiano in auto. La donna nel frattempo è stata sottoposta ad un delicatissimo intervento, in seguito al quale è stata riconosciuta invalida civile. Con il prossimo licenziamento, però, tornerà tutto in discussione, perché, alla luce dell’esiguo numero di cattedre da assegnare ai ruoli decise con il Decreto Dignità appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale – solo 12 mila posti a fronte di quasi 100 mila candidati – , la percentuale prevista per le categorie protette potrebbe non bastare per riacciuffare il contratto a tempo indeterminato.

Anief ha realizzato un’intervista alla maestra quarantacinquenne, sposata e con una figlia a carico: vuole rendere pubblico cosa accadrà nei prossimi mesi a tanti maestri che per anni, dopo essersi formati a loro spese ed essersi presi le loro responsabilità di formatori, ora rischiano fortemente di tornare a fare supplenze per pochi giorni. E di non entrare più in ruolo nei prossimi 30 anni (come ha calcolato in questi giorni Tuttoscuola). Il sindacato diffonde ciò perché continua a chiedere con insistenza la riapertura delle GaE, tramite l’emendamento LeU al decreto Milleproroghe già approvato in Senato: una proposta salva-precari decisiva, a favore della quale Anief ha decretato di scioperare e manifestare l’11 settembre prossimo, giorno del suo approdo alla Camera per l’esame finale.

 

 INTERVISTA

Quando ha iniziato a fare la maestra?

Mi sono diplomata giovanissima, non avevo ancora compiuto 18 anni; ho poi fatto l’anno integrativo, non avevo deciso se continuare o meno gli studi universitari. In quel momento di indecisione, mi sono iscritta nelle graduatorie d’istituto. Premetto che quando ho deciso di intraprendere questo percorso di studi, il diploma era riconosciuto come abilitante: mi sono detta “faccio questo percorso perché mi abilita a una professione”. La mia scelta era orientata, sin dall’inizio, a questo. Nel frattempo, ho fatto anche altri lavori che esulano dal mondo della scuola. La mia prima supplenza risale al 1994: da allora sono nelle graduatorie d’istituto. Inizio dunque a fare le supplenze. Nel 2000 faccio uno degli ultimi concorsi, supero il concorso per la scuola dell’infanzia ed entro subito a pieno titolo nelle GaE.

Ha quindi iniziato a lavorare con continuità?

Sì, ma nell’incongruenza: non venivo chiamata per la scuola dell’infanzia, ma per quella primaria. E cosa avrei dovuto fare? Rinunciare al lavoro? No, ho preso tutto quello che capitava. Sono sempre andata a dare supplenze, anche per un giorno; per alcuni anni non mi hanno nemmeno chiamata. Nel frattempo mi sono formata, ho fatto altro. C’è stato poi un momento di stasi in cui non venivo chiamata da nessuna parte e ho deciso di iscrivermi all’università: arrivo alla laurea in Giurisprudenza. Ritornano a chiamarmi a scuola e, volendo non lasciare la carriera universitaria, decido di dedicarmi all’una e all’altra attività, cercando di conciliarle. Non era facile, vivendo in un piccolo paesino con mezzi pubblici molto limitati. Andavo all’università e lavoravo, l’ho fatto per tanti anni.

Però continua a fare supplenze nel primo ciclo scolastico?

Sì. E credo di aver subito già un primo torto, perché ero nella terza fascia delle graduatorie d’istituto, quando invece, con il diploma abilitante, non avrei dovuto essere in quella postazione. In tutti questi anni, all’infanzia mi chiamavano sempre meno. Prendevo tutte le supplenze che venivano: ho sempre lavorato nella scuola pubblica, non mi sono mai tirata indietro. Ho sempre fatto la gavetta, sono andata da una parte all’altra. Ho fatto corsi di aggiornamento.

 Fino a quando non è stata collocata nelle GaE…

Dal 2000 sono stata inserita nelle graduatorie ad esaurimento a pieno titolo. Anche io sono precaria per l’infanzia: sono sempre stata una ‘tappabuchi’. Per due anni sono stata iscritta anche nelle graduatorie d’istituto in Veneto, dove ho lavorato. Poi sono dovuta tornare per problemi familiari e personali.

Cosa è accaduto negli ultimi 12 mesi?

L’anno scorso mi arriva il ruolo per la scuola primaria: cosa avrei dovuto fare? Essendo precaria da tanti anni, davanti alla prospettiva di un’immissione in ruolo, seppur condizionata, ho accettato.

Ed ora cosa accadrà?

Siccome il mio ruolo era condizionato ad una sentenza del Consiglio di Stato, arrivata a dicembre contraddicendo quello che lo stesso organo di giustizia aveva espresso svariate volte, l’amministrazione mi depennerà dal ruolo e dalla graduatoria, le GaE, in cui sono inserita a pieno titolo: solo per quest’anno, mi dicono, mi trasformeranno in contratto da tempo indeterminato a tempo determinato.

Cosa si sente di chiedere a chi sta decidendo il suo futuro?

Rivoglio almeno la posizione che avevo prima nelle GaE. Ho fatto tutti i giorni tre ore di viaggio, ho superato l’anno di prova, sono stata assunta come riservista con la legge 68/99 che tutela le categorie protette, ma oggi mi devo sentire dire: certo, hai superato tutto, c’è stata una valutazione da parte del comitato di valutazione, ma ora è tutto cancellato. Anche la permanenza nelle GaE. Non è giusto.

Ha dei rimpianti?

Certo, c’è il cruccio di avere vinto un concorso nella scuola dell’infanzia: non avessi accettato il ruolo che mi hanno proposto l’anno scorso quest’anno sarei passata a pieno titolo all’infanzia. Perché se non avessi accettato il ruolo alla primaria l’anno scorso, mi sarei risparmiata l’anno di prova a tanti chilometri da casa e avrei preso l’incarico perché sono stata chiamata dalla graduatoria di seconda fascia, qui a 5 minuti da casa. E forse sarei passata di ruolo sempre sull’infanzia. Invece, sono stata sottoposta a una grandissima fonte di stress, dopo la delicata operazione che ho subito, ma ho affrontato tutto.

Ha usufruito di un lungo periodo di malattia?

No. Dopo l’intervento, sarei potuta rimanere a casa, retribuita, ma per il mio senso civico ho ripreso servizio dopo due mesi dall’operazione. Anche contro il parere del mio medico, perché ho coscienza: sì, faccio le cose con coscienza. C’erano giorni in cui uscivo da casa alle 7 del mattino e tornavo alle 21.30. L’ho fatto spinta dal mio senso civico e dalla responsabilità che sentivo nei confronti dei bambini, a cui sono molto affezionata.

Come si ritroverà ora a livello di supplenze?

Male, perché l’amministrazione mi ha detto che non potrò integrare il punteggio: è come se quest’anno non avessi prestato servizio, come se non avessi fatto l’anno di prova. Questo significa anche non avere considerazione per le persone che sono state accanto a me in questo anno, formandomi, come la dirigente, che stimo enormemente, e la tutor. Oltre a essere state pagate hanno investito in me tempo ed energie.

Al governo dicono che si sta applicando quanto deciso dalla magistratura.

Io rispondo che serve equità e la legge è uguale per tutti. Perché in molti casi, laddove la sentenza è passata ingiudicata, il ruolo è stato confermato. E ora sono in ruolo, avendo in molti casi anche un titolo di studio inferiore rispetto al mio. Perché adesso ho anche laurea, oltre ad anni di gavetta ed avere lavorato sempre nel mondo nella scuola. A questo punto penso anche che se il governo crede che nel 2019 non avrò il ruolo, forse è meglio mandarmi a casa ora, non dopo che si risolveranno problemi non miei, facendomi lavorare ancora su un posto che non mi spetta più. Meglio, forse, iniziare a lavorare con la laurea, finora tenuta nel cassetto.

Cosa si aspetta dal governo?

Si deve trovare una soluzione equa per tutti e si deve valutare anche il percorso svolto a questo punto. Il pensiero dei giudici non può essere uguale per alcuni e non per altri. Si deve usare la stessa misura. Alcune colleghe mi hanno detto che non tutte sarebbero ritornate a lavoro dopo le mie vicissitudini legate alla salute, ancora di più con una bambina piccola da accudire.

Quando sarà licenziata, cosa farà?

Farò ricorso, perché è stato creato un danno: voglio la posizione in GaE e farò valere la mia riserva. Ci dovrebbero essere delle quote riservate per invalidità. Ma è tutto da vedere se rientrerò in questo sotto-contingente. C’è un altro aspetto importante da valutare, per un altro danno che mi è stato fatto: sempre come riservista, in quest’ultimo anno sono stati pubblicati molti altri concorsi, a cui io avrei potuto accedere con la mia laurea ma non ho potuto perché avevo già il ruolo. Quello che ora mi verrà tolto. Quindi, oltre il danno ho incassato anche la beffa.

Cosa chiede al governo?

Non si possono usare due pesi e due misure, le regole devono essere uguali per tutti: io ho scelto di lavorare con il diploma magistrale perché abilitante. L’equità e la giustizia sociale devono essere alla base di tutte le decisioni del governo: non si può discriminare tutto, così in base a una sentenza. Leggo i commenti del Ministro Marco Bussetti: le sentenze vanno rispettate; va bene, ma ce ne sono anche di precedenti a questa che davano ragione a noi. E quelle non vanno ascoltate? Semmai, c’è stato un eccesso di Giurisprudenza.

Quindi non si arrende?

Quello mai. Nonostante tutte le disavventure sono una donna fortunata, ho un marito che mi sostiene e una bambina adorabile.

IL COMMENTO

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretari confederale Cisal, “quanto descritto dalla maestra sarda, iscritta al nostro sindacato e che tuteleremo in tutte le forme e modalità possibili, costituisce l’emblema dell’ingiustizia di fondo che governa la decisione del Governo e dei parlamentari sui diplomati magistrale, attuata attraverso il Decreto Dignità. La salvaguardia di un posto di lavoro, in certi casi, deve andare oltre a delle sentenze palesemente di carattere politico, che peraltro hanno contraddetto ben otto espressioni opposte enunciate dallo stesso Consiglio di Stato. Un maestro che ha affrontato anni e anni di sacrifici, immesso in ruolo, con responsabilità familiari e figli a carico, peraltro con un alto senso del lavoro, vale di più di una data o un timbro. Se poi rientra nelle categorie protette nemmeno si dovrebbe porre il dubbio. Invece, non è così”.

“La verità è che un Paese dove i cittadini vengono prima di tutto – continua il sindacalista autonomo – non avrebbe mai permesso di abbandonare al loro destino, alla casualità delle prossime graduatorie di riservisti, dei maestri che chiedono solo di svolgere il loro lavoro. Noi continueremo a dirlo fino alla noia: la soluzione è a portata di mano, non ve sono altre, ed è quella di riaprire le GaE. Ci sono due precedenti, del 2008 e del 2012, per i quali nessuno si è scandalizzato o rivolto a chissà quale organo di giustizia per opporvisi. Fare il contrario, chiudere la porta a 160 mila docenti, non farà altro che incrementare il ricorsificio, cercato da chi non vuole soccombere all’ennesima decisione assurda a danno dei lavoratori incolpevoli”.

13 agosto 2018

Ufficio Stampa Anief

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Classi pollaio, Bussetti: risolto il caso di Todi, classe di 39 alunni sdoppiata

Orizzontescuola - 13 agosto, 2018 - 17:33

Classi pollaio: a Todi in 39, compreso un alunno con sostegno

Sulla vicenda è intervenuto il Ministro Bussetti, con un post su FB, dichiarando che la questione è stata risolta il 9 agosto u.s., con lo sdoppiamento della classe, sebbene la scuola avesse accettato “iscrizioni in più anche dopo la scadenza delle domande

Queste le parole del Ministro:

Il caso della classe ‘pollaio’ da 39 alunni del liceo di Todi finito sulla stampa in questi giorni è già risolto dal 9 agosto. La scuola fra l’altro ha accettato iscrizioni in più anche dopo la scadenza delle domande. L’Ufficio scolastico regionale per l’Umbria ha comunque ascoltato le esigenze dell’Istituto e ha assicurato lo sdoppiamento della classe. Tanto rumore per nulla, dunque.

Ringrazio i nostri uffici territoriali, che sono sempre al lavoro, anche in questi giorni, per garantire un buon avvio di anno scolastico. E auguro ai liceali di Todi un buon rientro e buono studio.

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Educazione sentimentale, introdotta in Piemonte per combattere violenza contro le donne

Orizzontescuola - 13 agosto, 2018 - 17:06
Il progetto

Il progetto, come riferisce “L’Espresso“, è stato posto in essere dalla regione Piemonte e dall’Associazione Filosofia in Movimento.

Le lezioni saranno tenute dal professor Paolo Ercolani, docente di filosofia dell’educazione all’Università di Urbino, e dalla psicologa Giuliana Mieli.

Ercolani terrà lezioni sulla storia e la filosofia relativamente al rapporto tra mondo maschile e femminile, mentre la Meli  fornirà ai ragazzi gli strumenti conoscitivi e sentimentali per instaurare rapporti liberi da pregiudizi.

Destinatari

Il progetto è rivolto agli studenti delle classi quarte e quinte delle scuole secondarie di secondo grado.

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Pensioni, contributi prescritti: insegnanti primarie paritarie e infanzia comunali rischiano di pagarseli

Orizzontescuola - 13 agosto, 2018 - 16:36

Pensioni, prescrizione contributi: verifica anche dopo il 1° gennaio 2019. Cosa cambia dopo tale data

La succitata data, come illustrato nel sopra riportato articolo, riguarda l’Amministrazione-datrice di lavoro che, dopo la medesima, non potrà più  regolarizzare i versamenti mancanti  (cosa possibile sino al 31 dicembre 2018) e  dovrà sostenere l’onere del trattamento di quiescenza, riferito a periodi di servizio per i quali è intervenuta la prescrizione.

Eccezioni

La data del 1° gennaio 2019, come data ultima per la verifica e la segnalazione di eventuali contributi mancanti, interessa invece gli insegnanti delle scuole primarie paritarie (pubbliche e private), gli insegnanti degli asili eretti in enti morali e delle scuole dell’infanzia comunali.

Per le suddette categorie, in caso di prescrizione di contributi, il datore di lavoro pubblico può (e non deve) sostenere l’onere della rendita vitalizia (riferito al periodo di contribuzione mancante).

Nel caso  in cui non vi provveda, il lavoratore dovrà pagare tale onere per vedersi valorizzato il periodo sulla posizione assicurativa.

Per tali lavoratori, dunque, è importante rispettare la scadenza del 31/12/2018.

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Categorie: NOTIZIE SCUOLA
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