NOTIZIE SCUOLA

Falsi diplomi per docenti o ATA: dalla Campania massima collaborazione

Orizzontescuola - 1 ora 1 min fa

Dopo il licenziamento di cinque bidelli,  in tutta Italia sono in corso accertamenti sui titoli dichiarati, soprattutto per l’inserimento nella terza fascia delle graduatorie ATA.

“Stiamo rispondendo alle richieste di verifica titolo, c’è massima collaborazione con le scuole del Veneto o dell’Emilia Romagna”, fanno sapere dal Provveditorato di Salerno.

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TFA sostegno, Anief rilancia ricorso per accesso del personale educativo inserito in graduatorie d’istituto, scuola primaria

Orizzontescuola - 1 ora 21 min fa

Il ricorso reclama l’accesso al corso di specializzazione sul sostegno – scuola primaria – del personale educativo inserito in graduatoria d’istituto.

L’azione legale contesta l’esclusione dal corso di sostegno scuola primaria eventualmente prevista nei singoli Bandi universitari degli educatori inseriti nelle Graduatorie d’Istituto per personale educativo (PPPP). Il ricorso è riservato agli educatori inseriti in graduatoria d’Istituto per partecipare al Tfa Sostegno per la Scuola Primaria.

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Anno prova FIT, percorso ripetibile. Adempimenti

Orizzontescuola - 2 ore 15 min fa

Ricordiamo il valore del predetto corso e gli adempimenti che i docenti sono chiamati a svolgere.

Percorso annuale FIT:  Anno di prova

Il percorso annuale FIT, se valutato positivamente, assolve a quanto previsto dall’articolo 438 del D.lgs. n. 297/1994 , che indica gli obblighi del docente in anno di prova.

Per i docenti ammessi al FIT, pertanto, il percorso annuale equivale all’anno di formazione e prova dei docenti immessi in ruolo da GaE e GM 2016, sebbene questi ultimi siano già di ruolo, mentre i primi sono assunti con supplenza annuale sino al superamento del percorso.

Ricordiamo che la legge di bilancio, modificando il D.lgs. 59/2017, ha reso ripetibile il succitato percorso.

Percorso annuale FIT: adempimenti

I docenti ammessi al percorso annuale FIT svolgono gli adempimenti seguenti:

  • redazione della progettazione didattica annuale con l’assistenza del tutor;
  • elaborazione di un progetto di ricerca-azione;
  • verifiche in itinere, a cui sono dedicate almeno 24 ore;
  • predisposizione del portfolio professionale, comprensivo del bilancio di competenze iniziale e finale e del piano di sviluppo professionale;
  • svolgimento di almeno 180 di servizio effettivamente prestato, dei quali almeno 120 giorni  di attività didattica;
  • colloquio finale.

Percorso FIT: anno di prova, formazione online, progetto di ricerca, verifiche e valutazione finale. Lo speciale

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Successo scolastico, dipende anche dalla crescita psicofisica degli alunni. Lettera

Orizzontescuola - 2 ore 35 min fa

È vero che essere genitori oggi è difficile, ma è altrettanto vero che spesso le scelte scolastiche dei figli vengono condizionate dallo status sociale dei genitori.

Non condivido con le parole del Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, che il successo formativo degli studenti non è tanto importante quanto la loro crescita.

Anzi la crescita fisica e psicofisica degli alunni rappresenta un fattore che influenza molto il loro successo formativo. Gli adolescenti hanno bisogno soprattutto di stimoli e di imput capaci di mettere in moto tutte le loro energie.

Bussetti “Non conta il successo scolastico, altri gli aspetti più importanti”

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Giornata della Memoria, dai docenti di diritto l’iniziativa “Una pietra di inciampo a scuola”

Orizzontescuola - 2 ore 46 min fa

L’Italia, con gli art. 1 e 2 della legge n. 211 del 20 luglio del 2000, già qualche anno prima delle Nazioni Unite aveva istituito, nello stesso giorno, la giornata commemorativa.

Da allora, ogni anno nel Nostro Paese, in occasione di tale giornata vengono organizzate cerimonie, iniziative e momenti di riflessione per raccontare lo sterminio del popolo ebraico, che coinvolgono in modo particolare la scuola.

Quest’ultima, soprattutto, è sempre fortemente impegnata, attraverso progetti culturali, seminari e incontri, nella tutela della memoria storica. Perché senza passato non c’è futuro. Perché la memoria storica è un prezioso diario che racconta le vicende umane, anche quelle di cui non andiamo fieri. E allora dobbiamo farci carico anche dei più efferati crimini che non abbiamo saputo e voluto evitare.

Tra le pagine più cupe della nostra memoria storica ce n’è una che non vorremmo mai ricordare, perché ogni volta che lo facciamo sprofondiamo in un baratro di orrore senza fine. Quell’orrore ha un nome, si chiama Shoah. E ci riporta con il pensiero ad uno sterminio sistematico che avvenne nel cuore dell’Europa e che trascinò alla morte 6 milioni di ebrei.

Negli anni più bui del secolo scorso, infatti, il regime nazista ideò, pianificò e condusse tra il 1938 e il 1945 il brutale e incomprensibile genocidio degli ebrei. Ovviamente l’Olocausto non sarebbe stato possibile senza i sentimenti razzisti e antisemiti che si diffusero in Europa, anche nei paesi ostili al regime nazista. E così tra l’indifferenza e, purtroppo in molti casi, la partecipazione attiva dell’opinione pubblica si consumò il più grande crimine dell’umanità. La politica dell’odio si trasformò nel giro di pochi anni nella politica dello sterminio. Troppe colpe, secondo i gerarchi nazisti, avevano gli ebrei. Colpe passate, colpe recenti.

In una Germania affamata e immiserita dalle riparazioni di guerra, era inaccettabile, per i nazisti, l’inspiegabile benessere degli ebrei. Ad aggravare il clima già rabbioso e antisemita fu poi il razzismo scientifico che malefico e inarrestabile costruiva le sue tesi anti-ebreo e anti-uomo e divulgava teorie senza fondamento sull’inferiorità di un popolo, il quale veniva ucciso dalla scienza e dalla legge ancor prima che nei lager.

E allora i ghetti, in cui si cristallizzò la discriminazione di cui fu vittima l’innocente popolo ebraico, non bastarono più. Il male doveva essere tangibile e arrivare a penetrare ogni tessuto della vita civile. Quindi l’orrore diventò legge: nel 1935 le leggi di Norimberga decisero il destino di un popolo. Fu nella notte dei cristalli, che insieme alle vetrine spaccate, alle botteghe distrutte e alle sinagoghe incendiate, si frantumò l’ultima speranza di umana pietà che ogni ebreo ancora serbava nel cuore. Da questo momento l’ingiustificata e incomprensibile discriminazione civile si trasformò in persecuzione di massa.

Ma a Hitler e ai gerarchi nazisti tutto questo ancora non bastava. Occorreva una soluzione definitiva, radicale, una epurazione totale: la soluzione finale della questione ebraica.

Il Nostro Paese, negli stessi anni, non fu immune dal male. Una delle pagine più tristi ed infamanti della storia del diritto italiano contemporaneo è rappresentata dalla legislazione antisemita del periodo fascista. I provvedimenti legislativi (leggi, regi decreti, decreti ministeriali, decreti legislativi del duce) ed amministrativi (circolari e ordini di polizia) emanati tra il 1938 e il 1945 dal regime fascista di Mussolini, resero la vita degli ebrei impossibile. Tanti treni partirono dall’Italia per deportare gli ebrei nei lager europei. Dalla stazione centrale di Milano, come ha tante volte ricordato la senatrice a vita Liliana Segre, partiva dal binario 21 un treno diretto d Auschwitz. Anche la signora Segre, allora tredicenne e “colpevole di essere ebrea”, fu ammassata nel convoglio RSHA insieme a tanti altri ebrei, per raggiungere il Lager in Polonia.

Dei 10.000 ebrei presenti in Italia, 6.480 furono costretti a lasciare il Paese. Molti passavano per Trieste, alla Risiera di San Saba, l’unico Lager italiano che smistava i beni razziati, deteneva ed eliminava partigiani, detenuti politici ed ebrei e smistava i deportati in Germania, ma soprattutto in Polonia, ad Auchwitz.

Ma cosa fu realmente Auschwitz per i deportati? Auschwitz fu certamente la morte che poco a poco divorava la carne e l’anima dei prigionieri ormai senza nome, prigionieri ai quali si lasciava qualche goccia d’inchiostro sulla pelle in cambio di un’identità cancellata per sempre. Auschwitz fu il freddo nelle ossa, le gambe rinsecchite, il pianto dei bambini rimasti per sempre bambini. Fu file, fuoco, fumo, punizioni, gas, freddo, solitudine, paura. Fu un maledettissimo magnete in cui l’uomo seppe catalizzare tutta la sua malvagità. Auschwitz fu le mille facce del male, quel male che guardavano negli occhi fino all’ultimo respiro di vita, i condannati a morte. Auschwitz fu quell’”atomo opaco di male” che trasformava gli uomini in animali selvaggi, affamati, denutriti. Auschwitz fu la più grande negazione dei Diritti Umani.

Il CNDDU, per tali ragioni, in occasione della Giornata della Memoria, vuole ribadire a gran voce che non possiamo e non dobbiamo dimenticare chi ha patito l’oltraggio e la vergogna delle Leggi Razziali che anche in Italia hanno prodotto odio, violenze e morte. “Questa- ha amaramente scritto Calamandrei, il più grande dei padri costituenti- è stata la pena più torturante: pensare che le nazioni civili di tutto il mondo, tra le quali la nazione italiana sa di avere il suo posto, abbiano potuto credere davvero che l’Italia, l’Italia di San Francesco e di Dante, l’Italia del Rinascimento, l’Italia del Vico, dell’Alfieri, del Foscolo e del Carducci avesse potuto rinnegare all’improvviso, per decreto di un dittatore, queste grandi idee di giustizia e di libertà civile, questa tradizione di umanità e di pietà che è la nota più costante e più profonda del nostro carattere; che l’Italia del Beccaria fosse potuta diventare un paese di carnefici e di torturatori, l’Italia del Mazzini un paese di nazionalisti oppressori dell’altrui libertà, l’Italia del Manzoni un paese di sconci razzisti.”

Il CNDDU come sempre, soprattutto durante le giornate commemorative che spingono a una riflessione sui Diritti Umani, rivolge un appello ai docenti della scuola italiana di I e II grado, affinché coinvolgano gli studenti in progetti e lavori efficaci.

Questa volta, abbiamo pensato che sarebbe importante un piccolo gesto, ma carico di significato, per un giorno di così profonda riflessione per tutti. Un gesto significativo potrebbe essere quello di lasciare “una pietra d’inciampo” fuori ad ogni classe o all’ingresso della scuola o o in un qualsiasi posto dell’edificio scolastico per commemorare gli ebrei nel Giorno della Memoria.

Le pietre d’inciampo vengono spesso depositate nel tessuto urbanistico di molte città europee per ricordare, davanti alle ultime abitazioni delle vittime delle deportazioni, il genocidio di un popolo.

Anche a Roma, nel ghetto ebraico, sono ormai presenti targhette commemorative nei pressi delle abitazioni degli ebrei deportati e uccisi.

Questa piccola attività simbolica, che ci sentiamo di suggerire e da noi battezzata “Una pietra d’inciampo a scuola”, potrebbe coinvolgere attivamente gli studenti e spingerli a guardare la Shoah da una prospettiva diversa.

Il CNDDU, infine, si sente di affermare che pur essendoci la consapevolezza, radicata ormai in ognuno di noi, che la conservazione e la protezione della nostra “memoria storica” non ci permetterà mai di pareggiare i conti con un passato pieno di errori e di orrori, bisogna comunque andare avanti trascinandoci dietro un evento storico che ha coinvolto tutto e tutti ed è ineliminabile dalle coscienze e dalle attenzioni collettive e comunitarie. Ma tutto questo si chiama passato. Il futuro è un foglio bianco ancora da scrivere. E i Diritti Umani vogliono essere parte attiva di una storia che protegge i più deboli e permette a ogni essere umano il diritto alla felicità.

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Mobilità, preferenze analitiche e sintetiche: quali danno maggiori possibilità?

Orizzontescuola - 2 ore 46 min fa

Una lettrice ci scrive:

“Sono un’insegnante di scuola primaria, devo fare domanda di trasferimento interprovinciale per l’anno scolastico 2019/2020 e vorrei un vostro consiglio in merito, ci sono più possibilità di ottenerlo esprimendo preferenze analitiche o sintetiche?”

La possibilità di ottenere il trasferimento volontario è condizionata dalla presenza di cattedre vacanti e disponibili in una delle preferenze espresse nella domanda

Quante e quali preferenze

Le preferenze esprimibili per la mobilità 2019/20, come abbiamo chiarito nel nostro articolo, possono essere in totale 15, tra scuole, distretti, comuni e province.

La preferenza su specifica scuola è una preferenza analitica e il docente soddisfatto in questa richiesta acquisisce titolarità nella specifica scuola.

Le preferenze su distretto, comune o provincia sono preferenze sintetiche con le quali il docente chiede indistintamente tutte le scuole presenti nel distretto, nel comune o nella provincia richiesta.

Al docente soddisfatto su una preferenza sintetica sarà assegnata la titolarità nella prima scuola con disponibilità di cattedra secondo l’ordine delle scuole indicato nel Bollettino Ufficiale del distretto, del comune o della provincia

Con la preferenza sintetica è possibile, quindi, ottenere il trasferimento in una qualsiasi scuola appartenente al distretto, comune o provincia richiesta, poiché il docente non ha espresso alcun ordine di priorità e di gradimento tra le stesse.

Con quale preferenze si hanno maggiori possibilità?

La possibilità di ottenere il trasferimento dipende essenzialmente dalla disponibilità di cattedre vacanti nelle sedi richieste.

In presenza di più insegnanti che chiedono la stessa sede, a parità di precedenze,  avrà priorità il docente con punteggio maggiore a prescindere dalla tipologia di preferenza espressa , analitica o sintetica.

Sicuramente con la preferenza sintetica il docente avrà maggiori opportunità di ottenere il movimento in quanto con un sola preferenza chiede tante scuole, tutte quelle presenti  all’interno della preferenza territoriale (distretto, comune o provincia) inserita nella domanda.

Se il docente che esprime solo preferenze analitiche su scuola può chiedere al massimo 15 scuole, il docente che esprime prevalentemente preferenze sintetiche chiede, quindi, un numero di scuole decisamente maggiore.

Contemporaneamente, però, non scegliendo la scuola, potrebbe essere assegnato anche su una sede poco gradita, in quanto, in presenza di più disponibilità all’interno della preferenza sintetica, la prima scuola con posto disponibile è assegnata al docente che l’ha richiesta con indicazione puntuale o più circoscritta a livello territoriale sia pure con punteggio inferiore ed al docente che ha espresso la preferenza sintetica viene assegnata la successiva scuola disponibile all’interno dell’espressa preferenza sintetica.

Conclusioni

In base a quanto detto, sarà la nostra lettrice a valutare i pro e i contro per stabilire quale tipologia di preferenza le convenga maggiormente inserire nella domanda, al fine di ottenere il trasferimento interprovinciale che, le ricordiamo, potrà essere disposto su una precisa aliquota stabilita nel CCNI e  precisamente sul 40% delle disponibilità residue al termine dei trasferimenti provinciali

Tutto sulla Mobilità 2019

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Maturità 2019: 40 punti credito scolastico, tabelle conversione III e IV anno. Tempistica

Orizzontescuola - 2 ore 56 min fa

Maturità 2019: scelti commissari esterni e materie seconda prova, come si svolge il colloquio. Le info utili

Una delle prossime scadenze, come indicato dalla  circolare Miur n. 3050 del 4 ottobre 2018, riguarda la comunicazione del credito scolastico del III e del IV anno agli studenti frequentanti l’ultima classe alla luce delle novità introdotte dal D.lgs. 62/2017.

Credito scolastico: punteggio

Il punteggio massimo conseguibile negli ultimi tre anni passa da 25 a 40 punti, attribuendo così un maggior peso, nell’ambito dell’esame, al percorso scolastico.

I 40 punti sono così distribuiti:

  • max 12 punti per il terzo anno;
  • max 13 punti per il quarto anno;
  • max 15 punti per il quinto anno.
Credito scolastico: attribuzione

L’attribuzione del credito scolastico spetta al consiglio di classe, compresi i docenti che impartiscono insegnamenti a tutti gli alunni o a gruppi di essi, compresi gli insegnanti di religione cattolica e di attività alternative alla medesima, limitatamente agli studenti che si avvalgono di tali insegnamenti.

L’attribuzione del credito avviene sulla base della tabella A (allegata al Decreto n. 62/17), che riporta la corrispondenza tra la media dei voti conseguiti dagli studenti negli scrutini finali per ciascun anno di corso e la fascia di attribuzione del credito scolastico.

Ecco la tabella:

Credito scolastico: fase transitoria

Il D.lgs. n.62/17, considerato che i nuovi punteggi entrano in vigore nel 2018/19 e che l’attribuzione del credito riguarda gli ultimi tre anni di corso, dispone la conversione del credito attribuito negli anni precedenti (classi III e classi III e IV), distinguendo tra chi sosterrà l’esame nel 2018/19 e chi lo sosterrà nel 2019/2020:

  • chi affronterà l’esame nel corrente anno scolastico avrà il credito “vecchio” del III e IV anno da convertire, nuovo per il quinto;
  • chi affronterà l’esame nel 2019/20 avrà il credito “vecchio” del III anno da convertire, nuovo per il quarto e il quinto.

Ecco le tabelle di conversione:

Tempistica e comunicazione conversione credito a.s. 2018/19

I consigli di classe, leggiamo nella suddetta circolare Miur, svolgono tempestivamente e, comunque, non più tardi degli scrutini intermedi, la conversione del credito scolastico conseguito nel III e nel IV anno di corso da ciascuno studente (secondo quanto indicato nelle sopra riportate tabelle), verbalizzandone l’esito.

L’esito dell’operazione di conversione del credito sarà comunicata agli studenti e alle famiglie tramite i consueti canali di comunicazione scuola- famiglia, al fine di rendere consapevole ciascun alunno della nuova situazione.

Credito e abbreviazione per merito

Nel caso di abbreviazione del corso di studi per merito (ossia per i candidati frequentanti la classe quarta, poi ammessi all’esame), il credito scolastico del quinto anno è attribuito nella stessa misura di quello del quarto (se per il quarto anno il consiglio di classe attribuisce, ad esempio, 10 punti, lo stesso avverrà per l’ultimo anno non frequentato).

Credito candidati esterni

Il credito scolastico ai candidati esterni è attribuito (sempre in riferimento alla tabella A) dal consiglio della classe innanzi al quale i medesimi sostengono l’esame preliminare, sulla base della documentazione del curriculum scolastico e dei risultati delle prove preliminari.

Maturità 2018/19: ammissione, credito, prove, quadri di riferimento,voto finale. Lo speciale

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Concorsi, Bussetti: porte aperte ai giovani laureati che vogliono insegnare

Orizzontescuola - 2 ore 59 min fa

Il concorso per la scuola secondaria è atteso nel corso del 2019. In primavera saranno attivati i nuovi corsi di sostegno e probabilmente solo successivamente potrà partire anche il concorso.

Requisiti di accesso al concorso Per i posti comuni
  • abilitazione specifica sulla classe di concorso oppure
  •  laurea (con piano di studio completo per l’accesso a quella classe di concorso) e 24 CFU nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche oppure
  • abilitazione per altra classe di concorso o per altro grado di istruzione, fermo restando il possesso del titolo di accesso alla classe di concorso richiesta (no 24 CFU) oppure
  • laurea + 3 anni di servizio svolti negli ultimi otto (no 24 CFU). Si partecipa per una delle classi di concorso per cui si ha  un anno di servizio.

Per i posti di insegnante tecnico-pratico:

  • diploma valido per l’accesso alla classe di concorso richiesta fino al 2024/15 (no 24 CFU) poi abilitazione o laurea triennale

Per i posti di sostegno:

  • requisiti (quelli per i posti comuni oppure quelli per i posti di ITP) più il titolo di specializzazione su sostegno.

Per chi accede solo con la laurea e non raggiunge il requisito delle tre annualità di servizio, i 24 CFU in discipline antropo – psico – pedagogiche ed in metodologie e tecnologie didattiche costituiscono requisito di accesso

N.B. il conseguimento dei 24 CFU non dispensa dai CFU eventualmente mancanti nel piano di studi, che vanno integrati per l’accesso alla classe di concorso specifica.

Bussetti: concorsi snelli, chi vince va in cattedra

I concorsi saranno snelli, banditi con regolarità per le discipline e le regioni dove ci saranno posti vacanti. E una volta superate le prove l’insegnante avrà la cattedra nella regione scelta, dove rimarrà per cinque anni” puntualizza  il Ministro in una intervista a La Verità

Con la legge di Bilancio 2019 abbiamo aperto le porte della scuola ai giovani laureati che vogliono insegnare. Non saranno più condannati ad anni di precariato senza fine ” conclude il Ministro alludendo alla possibilità di partecipare solo con laurea e 24 CFU (Chi è esonerato dal conseguimento dei 24 CFU)

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Formazioni classi primaria, opzioni tempo scuola: scelta famiglie, risorse organico e disponibilità servizi

Orizzontescuola - 3 ore 30 min fa
 Formazione classi scuola primaria

Le classi iniziali di scuola primaria, leggiamo nell’articolo 10 del DPR 81/2009, sono formate con un numero di alunni non inferiore a 15 e non superiore a 26, elevabile fino a 27 qualora residuino resti.

Nelle scuole, in cui si svolgono anche attività di tempo pieno, il numero complessivo delle classi è determinato sempre sulla base del totale degli alunni iscritti.

Successivamente si definisce il numero delle classi a tempo pieno sulla base delle richieste delle famiglie.

In caso di domande di tempo pieno eccedenti (rispetto alla ricettività di
posti/alunno delle classi da formare), spetta al consiglio di istituto indicare i criteri di ammissione.

 Formazione classi: tempo scuola

Il tempo scuola è disciplinato dal DPR n. 89/09, che dedica l’articolo 4 alla scuola primaria.

Le famiglie, in fase di iscrizione, esprimono le proprie opzioni rispetto alle possibili articolazioni dell’orario settimanale: 24 ore; 27 ore; fino a 30 ore; 40 ore (tempo pieno).

L’accoglimento delle opzioni fino a 30 ore settimanali o per il tempo pieno è legato all’esistenza delle risorse di organico e alla disponibilità di adeguati servizi.

L’adozione del modello di 24 ore settimanali si rende possibile solo in presenza di un numero di domande che consenta la formazione di una classe.

L’attivazione delle varie opzioni, dunque, è subordinata sia alla richiesta delle famiglie che alle risorse di organico e, nel caso del tempo pieno, alla disponibilità di adeguati servizi.

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Pensione quota 100, requisiti e calcolo dell’assegno

Orizzontescuola - 3 ore 53 min fa

Numerosi in quesiti, giunti in redazione, relativamente al calcolo dell’assegno con con quota 100. Rispondiamo a tale quesito, ricordando dapprima i requisiti necessari per accedere alla misura.

Pensione quota 100: requisiti

Per accedere a quota 100, gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria e alle forme esclusive e sostitutive della medesima, gestite dall’INPS, nonché alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, devono essere in possesso dei seguenti requisiti:

  • almeno 62 anni d’età;
  • almeno 38 anni di contribuzione;

Il requisito relativo all’età anagrafica sarà successivamente adeguato agli incrementi alla speranza di vita.

Pensione quota 100: calcolo dell’assegno

La misura non prevede nessuna penalizzazione, se non il fatto che, uscendo anticipatamente dal mondo del lavoro, si verseranno meno contributi e conseguentemente l’assegno sarà più basso.

L’assegno sarà calcolato nella maniera seguente:

  • calcolo interamente contributivo per coloro i quali hanno iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995;
  • calcolo retributivo per i contributi versati fino al 31 dicembre 2011 per coloro i quali hanno maturato 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995.
  • calcolo retributivo per i contributi versati fino al 31 dicembre 1995 per coloro i quali a tale data lavoravano ma non avevano maturato 18 anni di contributi.

Pensione quota 100: requisiti, tempistica e decorrenze. Le slides

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Concorso DSGA, elenco lauree escluse dall’accesso. Anief ricorre

Orizzontescuola - 4 ore 23 min fa

Nello specifico, risulta escluso dalla possibilità di accedere al concorso DSGA il personale in possesso delle seguenti lauree dichiarate equiparate a lauree utili all’accesso al concorso, ma escluse dal Miur: lauree specialistiche ai sensi del D.M. 509/99 e, nello specifico,

  • 49/S Metodi per la ricerca empirica nelle scienze sociali
  • 91/S Statistica economica, finanziaria e attuariale
  • 90/S Statistica demografica e sociale
  • 59/S Pubblicità e comunicazione di impresa
  • 67/S Scienze della comunicazione sociale e istituzionale
  • 101/S Teoria della comunicazione
  • 100/S Tecniche e metodi per la società dell’informazione
  • 13/S Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo
  • 83/S Scienze economiche per l’ambiente e la cultura
  • 19/S Finanza.

Per le lauree magistrali ai sensi del D.M. 270/04, le lauree escluse pur se da sempre ritenute equiparate a lauree che danno, invece, accesso al concorso DSGA:

  • LM-16 Finanza
  • LM-82 Scienze statistiche
  • LM-83 Scienze statistiche, attuariali e finanziarie
  • LM-19 Informazione e sistemi editoriali
  • LM-59 Scienze della comunicazione pubblica, d’impresa e pubblicità
  • LM-92 Teorie della comunicazione
  • LM-93 Teorie e metodologie dell’ e-learning e della media education
  • LM-91 Tecniche e metodi per la società dell’informazione
  • LM-76 Scienze economiche per l’ambiente e la cultura.

I laureati in possesso di queste lauree, potranno ricorrere con Anief e rivendicare il loro diritto alla partecipazione al concorso.

Indispensabile, per quanti sono esclusi dalla possibilità di partecipare al concorso, inviare entro il 28 gennaio all’USR di proprio interesse la domanda cartacea predisposta dall’Ufficio Legale Anief, seguendo le istruzioni di ogni singola tipologia di ricorso.

Per ulteriori informazioni sui ricorsi Anief per la partecipazione al Concorso DSGA, clicca qui.

Nel frattempo, Eurosofia conferma la sua offerta formativa per prepararsi e superare le prove del concorso pubblico utile a diventare Dsga.

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Pensione Ape Sociale con cumulo contributivo gratuito

Orizzontescuola - 4 ore 28 min fa

Sono un ITP precario, attualmente in servizio su cattedra di sostegno senza titolo. Da 5 anni sono in servizio presso scuole pubbliche con contratti a termine. Ho 64 anni e circa 37 anni di contributi di cui una trentina contribuiti Cassa Geometri. In caso di una mancata conferma di un nuovo contratto scuola per a.s. 2019/2020, stando in Naspi posso aderire all’Ape Social con il “cumulo”?

Cumulo contributivo gratuito per Ape Sociale

Il cumulo contributivo gratuito può essere utilizzato anche per raggiungere il requisito contributivo richiesto per l’Ape Sociale. Il calcolo del requisito comprende tutta la contribuzione versata o accreditata, a qualsiasi titolo, presso varie gestioni previdenziali Inps, gestione separata e anche casse professionali.

È possibile fruire del cumulo contributivo per sommare versamenti per periodi non coincidenti effettuati in diverse gestioni previdenziali.

Proroga Ape Sociale per il 2019

Il decreto sulla riforma pensione, oltre alla quota 100, prevede anche la proroga dell’Ape sociale per l’anno 2019, precisamente il decreto all’articolo 18 – Ape Sociale, riporta: All’articolo 1, comma 179, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, le parole “31 dicembre 2018” sono sostituite dalle seguenti parole: “31 dicembre 2019”.

Requisiti per i disoccupati

I requisiti richiesti per poter accedere all’Ape Sociale per chi è in stato di disoccupazione sono: 63 anni di età e 30 anni di contributi, inoltre devono essere: “disoccupati che hanno finito integralmente di percepire, da almeno tre mesi, la prestazione per la disoccupazione loro spettante. Lo stato di disoccupazione deve essere conseguente alla cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura obbligatoria di conciliazione prevista per i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604 “. (Fonte Inps)

Per la domanda di pensionamento comparto scuola, consigliamo di leggere: Pensione quota 100, dipendenti pubblici pensionati dal 1° agosto. Personale scuola dal 1° settembre

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Concorso DSGA, a chi è riservato il 30% di posti banditi

Orizzontescuola - 4 ore 59 min fa

Il bando prevede una riserva di posti pari al 30% in ciascuna regione. Vediamo a chi sono riservati tali posti.

Concorso DSGA: riserva posti

L’articolo 9 del DM 863/2018, ripreso dal bando, così recita:

E’ destinata al personale amministrativo, tecnico e ausiliario degli istituti e scuole di istruzione primaria e secondaria, delle istituzioni educative e degli istituti e scuole speciali statali di ruolo, in possesso dei titoli di cui all’articolo 3, comma 1, e, in sede di prima applicazione, agli assistenti amministrativi in possesso dei requisiti di cui all’articolo 3, comma 2, che abbiano superato le prove concorsuali con i punteggi previsti, una riserva di posti pari al 30 per cento di quelli banditi per ciascuna procedura regionale.

I posti riservati, dunque, sono pari al 30% di quelli banditi in ogni regione, e sono destinati:

  • agli ATA già di ruolo in possesso di una delle lauree richieste come titolo d’accesso;
  • agli assistenti amministrativi che, alla data di entrata in vigore della legge n. 205/2017, hanno maturato almeno tre interi anni di servizio, anche non continuativi, sulla base di incarichi annuali, negli ultimi otto, nelle mansioni di DSGA, anche in mancanza del requisito culturale richiesto,cioè la laurea (in tal caso solo in prima applicazione).

E’ chiaro che per beneficiare della riserva di posti si devono superare le prove concorsuali secondo il punteggio minimo previsto.

Da evidenziare che, rispetto alla bozza presentata nei giorni scorsi, è stata innalzata la percentuale di posti dal 20 al 30% ed è stata ampliata la platea, facendovi rientrare anche i facenti funzione.

Posti per regione

La tabella con i posti per regione e i relativi posti riservati:

Lo speciale di OS

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Quota 100, requisiti e modalità. Con quale importo andrò in pensione? Scheda SNALS

Orizzontescuola - 6 ore 34 min fa

Visto il numero elevato di docenti ed ATA che aspettavano la definizione di quota 100 per verificare la convenienza o meno di utilizzare tale modalità di pensione, alla luce del testo definitivo, ed al fine di mettere il personale scolastico, nostro iscritto, nella condizione di poter operare una scelta oculata, abbiamo rielaborato nuovamente una tabella di confronto tra quota 100 e il pensionamento con le regole della legge Fornero.

Clicca l’immagine per ingrandire

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Gilda, maturità: modifiche sbagliate nella forma e nella sostanza

Orizzontescuola - 6 ore 42 min fa

“Dal cilindro di viale Trastevere salta fuori la doppia materia per la seconda prova scritta, una bidisciplinarietà dai tratti confusi che non agevolerà di certo gli studenti. Per non parlare, poi, della prova orale che, con l’introduzione di una sorta di ‘argomentone’, finisce con il diventare una chiacchierata da bar. Singolare, inoltre, il sistema delle tre buste tra le quali i candidati dovranno pescare quella contenente lo spunto per l’inizio del colloquio. La scuola è tutta un quiz, insomma, parafrasando Renzo Arbore”.

“Introdurre modifiche così profonde a metà anno scolastico è del tutto scorretto – incalza Di Meglio – perché il lavoro che gli insegnanti devono svolgere per preparare gli studenti ad affrontare la Maturità si fonda su un percorso complesso e articolato che va progettato fin dall’inizio dell’anno scolastico, non di certo a gennaio. A ben poco serviranno le simulazioni d’esame previste dal Miur tra febbraio, marzo o perfino aprile: gli insegnanti saranno comunque costretti a improvvisare cambiamenti di programmazione avendo a disposizione un periodo di tempo del tutto insufficiente. Non si possono cambiare le carte in tavola a gioco iniziato, dando indicazioni pochi mesi prima dell’esame su come prepararsi ad una prova che tiene conto del lavoro di tre anni”.

“La scuola – ammonisce il coordinatore nazionale della Gilda – deve smettere di essere terreno di sperimentazioni continue senza capo né coda. Al Miur chiediamo di tornare sui suoi passi e di rinviare almeno di un anno l’applicazione del decreto, cominciando a preparare gli studenti dal terzo anno”.

Maturità 2019: scelti commissari esterni e materie seconda prova, come si svolge il colloquio. Le info utili

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Riscatto Laurea: agevolazioni Governo anche per over 45. Le condizioni

Orizzontescuola - 7 ore 28 min fa

Salve, sono nata nel maggio 1974 e ho iniziato l’università nel 1994, posso riscattare i miei 4 anni oppure non rientro nelle agevolazioni previste dal nuovo “decretone”?
Grazie mille.

Le agevolazioni previste dal “decretone” sono due: una riservata agli under 45 ed una aperta a tutti coloro che non hanno maturato alcuna contribuzione prima del 31 dicembre 1995. Vediamole nello specifico.

Riscatto Laurea flessibile

Il decreto prevede la possibilità di un riscatto agevolato del periodo di laurea entro i 45 anni.

Per chi ha meno di 45 anni il decreto offre la possibilità (e quindi è possibile scegliere ancora anche il riscatto tradizionale) di riscattare, solo ai fini del diritto della pensione, gli anni di studio ad un prezzo agevolato.

Questo, però, significa che se riscattati in questo modo, gli anni di studio non andranno ad influire sull’importo dell’assegno pensionistico ma consentirebbero soltanto di raggiungere con un massimo di 5 anni di anticipo la pensione.

Il costo per il riscatto agevolato degli anni di università avrà un ammontare uguale per tutti: 5.241,30 euro per ogni anno riscattato. Questo costo ridotto, però, è fruibile fino a 45 anni di età secondo quanto stabilito dal decreto (lo sconto rispetto al riscatto tradizionale è di quasi il 60% dell’onere).

Riscatto Laurea e detrazione 50%

Il decreto prevede, inoltre, senza limiti di età la facoltà di riscatto di periodi non coperti da contribuzione, con una detraibilità dell’onere del 50 percento in cinque quote annuali e la rateizzazione fino a 60 mesi, a condizione di non aver maturato alcuna contribuzione prima del 31 dicembre 1995 e di non essere titolari di pensione.

In conclusione

Può rientrare nella prima agevolazione, quella che prevede l’importo scontato. Nella seconda, quella relativa alla detrazione, rientra soltanto se non ha contribuzione accreditata prima del 31 dicembre 1995.

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Pensioni, servizio Inps per visualizzazione, confronto cedolini e altro. Tutte le funzioni

Orizzontescuola - 8 ore 7 min fa

Ecco quale:

Cos’è

Il servizio permette di consultare il cedolino della pensione, verificare l’importo dei trattamenti liquidati dall’INPS ogni mese, conoscere le ragioni per cui tale importo può variare, accedere ad altri servizi di consultazione, certificazione e variazione dati.

È possibile accedere al servizio anche da dispositivi mobile.

A chi è rivolto

Il servizio è rivolto ai pensionati.

Come funziona

Il servizio, soggetto ad autenticazione, guida l’utente tramite la proposizione di domande (ad esempio “Vuoi confrontare gli ultimi due cedolini?”).

Le principali funzionalità sono:

  • cedolino pensione
  • ultimo cedolino
  • confronta cedolino
  • visualizza cedolini
  • visualizza elenco prospetti di liquidazione (Modelli TE08)
  • elenco deleghe sindacali
  • gestione deleghe sindacali su trattamenti pensionistici
  • comunicazioni
  • dettaglio recapiti
  • modifica dati personali
  • riepilogo dati anagrafici
  • riepilogo dati anagrafici e di pagamento
  • informazioni Posta Elettronica Certificata
  • variazione ufficio pagatore
  • visualizzazione e modifica dati anagrafici, indirizzo e recapiti
  • recupero Certificazione Unica
  • stampa Certificazione Unica

Vai al servizio

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