NOTIZIE SCUOLA

Un provvedimento assurdo, incostituzionale, inquietante. Lettera

Orizzontescuola - 32 min 20 sec fa

Assurdo perché la motivazione addotta nel provvedimento fa riferimento alla “mancata vigilanza” di cui si sarebbe resa responsabile la collega Dell’Aria. Ora l’espressione “mancata vigilanza” non è altra che la ben nota, alla totalità dei docenti italiani, “culpa in vigilando” contemplata dall’art. 2048 del Codice Civile e ripresa dall’art. 494 del D. Lgs n. 297/94 (Testo Unico delle leggi sulla scuola). Quella “culpa in vigilando” innumerevoli volte scomodata ai danni dei docenti italiani da una certa solerte magistratura che, molto spesso, dà credito alle più strampalate richieste da parte di famiglie (non tutte, ovviamente) che non perdono occasione, anche le più ridicole, per ricorrere al giudice al fine di ottenere risarcimenti in denaro a danno di malcapitati docenti. Va precisato, però, che la “culpa in vigilando” è stata finora invocata nei casi di incidenti, piccoli o grandi che siano, che hanno comportato danni materiali e visibili a carico di alunni. Nel caso addebitato alla prof.ssa Dell’Aria, però, non si è verificato alcun danno, di nessun tipo, a carico di alcuna persona.

Un’attività didattica quale quella che è stata presa a pretesto per sanzionare la docente palermitana non può essere in alcun modo scambiata per un comportamento sbagliato (sul quale la docente non avrebbe vigilato adeguatamente) di uno o più alunni con conseguenti danni ingiusti prodotti ad altri. Un’attività didattica quale quella posta in essere dagli studenti della professoressa può essere oggetto di discussione (ma sempre nell’ambito della didattica), la si può giudicare inopportuna nei contenuti, ma non si può, in alcun modo, censurare, così come non si possono censurare i componimenti di italiano o di qualsiasi altra materia; essi possono essere soltanto oggetto di valutazione da parte del docente che li ha commissionati o proposti; e l’unico strumento di valutazione didattica è il voto, e nessun altro. In altre parole il docente non è mai responsabile di ciò che scrive o produce in altre forme l’allievo. Il docente è invece responsabile quando, a causa del suo assenteismo, i suoi alunni non producono alcunché. Nel caso in questione non c’è stato alcun assenteismo da parte della collega Dell’Aria, anzi al contrario: ha proposto ai suoi alunni di fare una ricerca sulle leggi razziali emanate dal fascismo e di riflettere sui pericoli che provvedimenti o atti di natura discriminatoria possono avere anche nell’attualità. Per questo andrebbe premiata, non sanzionata.

Il provvedimento è assurdo anche per un altro motivo, questa volta di natura formale. Da quanto riportato sugli organi di stampa, esso è stato assunto dall’Ufficio Scolastico Provinciale sulla base di una segnalazione non proveniente dalla scuola (l’unico che poteva fare questa segnalazione è il Dirigente Scolastico) nella quale presta servizio la collega Dell’Aria, bensì da esponenti della sezione locale di un movimento di estrema destra (la solita Casa Pound, la quale, come è risaputo, in tema di discriminazioni razziali può vantare notevoli competenze). Ora, è chiaro che la procedura adottata risulta essere quanto meno irrituale: da quando in qua un organo della scuola della Repubblica italiana (fondata sui principi e sui valori della Costituzione nata dalla guerra di Liberazione) utilizza, quale fonte originaria per l’assunzione di provvedimenti disciplinari, le segnalazioni di un movimento politico che non fa mistero della sua nostalgia per i bei tempi in cui era “Lui” a governare e a far arrivare i treni in perfetto orario? E’ lecito esprimere, a questo proposito, quanto meno delle perplessità.

Perché il provvedimento è anticostituzionale? Per il semplice motivo che esso è in palese contrasto con lo spirito e il dettato dell’art. 33 della Costituzione: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. E’ il principio della libertà d’insegnamento, quel principio che garantisce la libera ricerca, una discussione aperta, un democratico confronto di posizioni; quel principio che sta alla base anche dell’educazione alla cittadinanza e allo sviluppo dello spirito critico negli alunni. L’alternativa a questo principio è una sola, quella in vigore nel Ventennio fascista: “Credere, obbedire, combattere”, oppure “Libro e moschetto, balilla perfetto”; un’alternativa ben gradita dal succitato movimento politico. La prof.ssa Dell’Aria, proponendo quella ricerca ai suoi alunni, non ha fatto altro che applicare (così come, del resto, ha sempre operato nei suoi 41 anni di onorato servizio) quel principio sancito nell’art. 33 della nostra Costituzione.

Perché, infine, il provvedimento è inquietante? Perché è un ulteriore segno (tanti ve ne sono stati in questi ultimi mesi) della ventata di autoritarismo, di razzismo, di disprezzo nei confronti dei più deboli, nonché di sdoganamento di atteggiamenti e di parole che si credevano condannati per sempre dalla nostra storia repubblicana, e dei quali ci si doveva, fino a qualche anno fa, soltanto vergognare.

Ecco perché è necessario che il mondo della scuola (e non solo esso, ma anche il mondo della cultura, della scienza e del lavoro) non lasci passare sotto silenzio questo episodio; ecco perché è necessario dare una risposta civile e democratica, ma ferma e che coinvolga la totalità dei docenti, a simili provvedimenti, che non sono semplicemente “esagerati” (come qualcuno, anche sindacalista, ha affermato), ma sono, al contrario, assurdi tanto nella sostanza quanto nella forma e, soprattutto, pericolosi per le sorti della democrazia in Italia.

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Concorso infanzia e primaria, preselettiva si svolge se domande superano di quattro volte il numero dei posti

Orizzontescuola - 2 ore 11 min fa

Sarà il bando a prevedere l’eventuale svolgimento della prova preselettiva, come leggiamo nell’articolo 3, comma 6, del DM 327/2019:

I bandi di cui all’art. 11 possono prevedere lo svolgimento di un test di preselezione che precede le prove di cui al comma 4, qualora a livello regionale e per ciascuna distinta procedura, il numero dei candidati sia superiore a quattro volte il numero dei posti messi a concorso.

Se la preselettiva ci sarà o meno si potrà dunque sapere solo dopo i termini di scadenza per la presentazione delle domande qualora, a livello regionale e per ciascuna procedura (infanzia, primaria, infanzia sostegno e primaria sostegno) il numero dei partecipanti sia superiore a quattro volte il numero dei posti banditi.

Potrebbe quindi accadere che la preselettiva ci sia per il concorso sui posti comuni e non per il sostegno, o viceversa.

La prova è:

  • unica su tutto il territorio nazionale;
  • computer based;
  • volta all’accertamento di:

– capacita’ logiche
– comprensione del testo;
– conoscenza della normativa scolastica.

L’articolazione della prova, le  modalità di somministrazione e di svolgimento, il numero di sessioni e il relativo calendario, il numero di quesiti, la durata e l’eventuale pubblicazione dei quesiti prima della medesima saranno disciplinati dal bando di concorso.

Corso di preparazione Concorso a cattedra ordinario Infanzia e Primaria

La prova sarà superata da un numero di candidati pari a tre volte il numero dei posti messi a concorso nella singola regione per ciascuna procedura.

Sono inoltre ammessi alla prova scritta i candidati che conseguiranno il medesimo voto dell’ultimo degli ammessi.

Non svolgeranno, invece, la prova preselettiva, per cui saranno direttamente ammessi allo scritto, i candidati disabili con invalidità pari almeno all’80%, ai sensi dell’articolo 20, comma 2-bis, della legge 104/92.

La valutazione è effettuata assegnando:

  • 1 punto a ciascuna risposta esatta;
  • 0 (zero) punti alle risposte non date o errate.

La valutazione non concorre a formare il punteggio utile ai fini della formulazione della graduatoria finale.

REQUISITI DI ACCESSO AL CONCORSO

Concorso infanzia e primaria: requisiti, posti, prove. Tutte le info

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Compensi Fondo istituto: nomi e compensi docenti devono essere accessibili. E il bonus merito?

Orizzontescuola - 19 maggio, 2019 - 21:02

Il fatto

Il segretario provinciale dell’organizzazione sindacale CISL Scuola di Venezia ha rivolto al dirigente scolastico di un Liceo Statale richiesta avente ad oggetto il rilascio dei seguenti documenti recanti:

  1. i nominativi dei docenti e del personale ATA che nell’anno scolastico 2015/2016 hanno ricevuto compensi attinti dal Fondo integrativo d’istituto (FIS);
  2.  gli incarichi afferenti al Fondo integrativo d’istituto (FIS) singolarmente conferiti a ciascun docente e a ciascun dipendente ATA;
  3. la quota del Fondo integrativo d’istituto (FIS) erogata a ciascun docente e a ciascun dipendente ATA per lo svolgimento degli incarichi di cui sopra;

Nello specifico il dirigente scolastico del suindicato istituto scolastico, consentiva all’organizzazione sindacale richiedente l’ostensione documentale dell’elenco del personale beneficiario del Fondo integrativo d’istituto (n. 83 dipendenti) e dell’importo complessivamente utilizzato (Euro 58.698,59) in favore di costoro. Nondimeno, con riferimento all’oggetto della richiesta ostensiva, l’istituto non accordava l’accesso: 1) agli atti relativi ai singoli incarichi il cui esborso economico era imputato al Fondo integrativo d’istituto (FIS), sia con riferimento a quelli relativi a ciascun docente sia a quelli relativi a ciascun dipendente ATA; 2) ai documenti necessari per svelare gli importi singolarmente erogati per ogni specifico incarico conferito e svolto dagli stessi;

L’organizzazione sindacale, quindi, proponeva ricorso ai sensi dell’art. 116 c.p.a. dinanzi al Tribunale amministrativo regionale per il Veneto chiedendo l’accertamento del diritto ad accedere a tutti i documenti richiesti – e quindi, a quelli non ostesi – con l’istanza dell’11 maggio 2017 e l’annullamento del provvedimento di parziale diniego di accesso 24 maggio 2017 n. 316 nella parte in cui negava la completa ostensione documentale, con conseguente condanna dell’istituto scolastico a permettere l’accesso completo a tutti i documenti e dati richiesti. Ma il Tribunale amministrativo regionale per il Veneto , respingeva la domanda giudiziale proposta dall’organizzazione sindacale ed il contenzioso giungeva al Cons. Stato Sez. VI, che si pronunciava con Sent., (ud. 05-04-2018) 20-07-2018, n. 4417 nei modi che ora seguono:

L’articolo 6 del CCNL Scuola

Nella presente controversia in materia di accesso documentale, oltre alle disposizioni generali disciplinanti l’istituto giuridico in questione e contenute nel titolo V della L. n. 241 del 1990, trovano specifica applicazione le disposizioni recate dall’art. 6, comma 2, lett. n) e o) del CCNL Comparto Scuola; – l’art. 6 del citato CCNL deve essere scrutinato nella sua interezza. Esso è inserito nell’ambito del Capo II del CCNL dedicato alle “relazioni sindacali” in materia di “relazioni al livello di istituzione scolastica”. Nel dettaglio e testualmente la norma: a) al comma 1, stabilisce che le relazioni sindacali nell’ambito di ciascun istituto scolastico “si svolgono con le modalità previste dal presente articolo”; b) al comma 2 elenca le “materie di informazione preventiva annuale” ed indica quelle oggetto di contrattazione integrativa, puntualizzando le modalità di sviluppo, anche temporale, del procedimento di formazione dell’accordo di contrattazione integrativa su dette materie e ricomprendendovi in particolare alla lett. l) “i criteri per la ripartizione delle risorse del fondo d’istituto e per l’attribuzione dei compensi accessori, ai sensi dell’art. 45, comma 1, del D.Lgs. n. 165 del 2001, al personale docente, educativo ed ATA, compresi i compensi relativi ai progetti nazionali e comunitari”; c) ancora al comma 2, definisce il complesso dei dati oggetto “di informazione successiva” ed in particolare: 1) alla lett. n) i “nominativi del personale utilizzato nelle attività e progetti retribuiti con il fondo di istituto; 2) alla lett. o) quelli inerenti alla “verifica dell’attuazione della contrattazione collettiva integrativa d’istituto sull’utilizzo delle risorse”; 3) al comma 3 assicura che tali informazioni saranno “fornite nel corso di appositi incontri, unitamente alla relativa documentazione”;

Ritenuto che:

– in virtù di quanto sopra alle disposizioni che disciplinano l’istituto del diritto di accesso ai documenti amministrativi contenute nel Capo V L. n. 241 del 1990 si aggiungono, nel presente caso, le peculiari disposizioni del CCNL e del contratto integrativo che regolano i rapporti sindacali con l’istituto (….), di talché sono tali ultime disposizioni a dover essere anzitutto considerate ai fini dell’accoglimento o meno della richiesta di accesso formulata dalla CISL Scuola l’11 maggio 2017, rispetto alle norme generali contenute nella L. n. 241 del 1990”:

Le Organizzazioni Sindacali sono parte del procedimento che portano alla formazione del FIS

“ dalla lettura delle suindicate norme contrattuali appare evidente che le organizzazioni sindacali siano parte del complesso procedimento di formazione del Fondo di istituto nonché di accesso allo stesso da parte dei lavoratori e di ripartizione delle risorse finanziarie, di talché, già solo per questo motivo, sia in corrispondenza con le disposizioni che regolano detto procedimento nell’art. 6, comma 2, lett. n) e o) sia con le regole generali contenute nella L. n. 241 del 1990 (anche con riferimento all’art. 10 della legge, che dispone in materia di diritti dei partecipanti al procedimento), la CISL Scuola ha diritto a conoscere, acquisendone la copia, tutti i documenti (e le informazioni in esso contenute) delle procedure di formazione, accesso, ripartizione e distribuzione delle somme contenute nel fondo, senza necessità di alcuna riduzione della massa documentale o di informazioni contenute in ciascun documento, trattandosi di un accesso partecipativo e non solo conoscitivo, “la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici” (art. 24, comma 7, primo periodo, L. n. 241 del 1990), vale a dire gli interessi dei quali il sindacato è portatore sia quale ente esponenziale dei lavoratori iscritti sia quale soggetto coinvolto nel procedimento di formazione e di distribuzione delle risorse del Fondo di istituto; – oltre a ciò per consentire una concreta ed effettiva “verifica dell’attuazione della contrattazione collettiva integrativa d’istituto sull’utilizzo delle risorse” (comma 2, lett. o) non può immaginarsi che sia consentito di ostacolare l’organizzazione sindacale che ha partecipato al procedimento (anche di stesura delle clausola di contrattazione integrativa) nell’acquisizione di ogni informazione utile e, quindi, anche riferita alla posizione del singolo dipendente che ha ricevuto incarichi per i quali sia stato previsto un compenso a carico del Fondo di istituto, diversamente opinando si svilirebbe il ruolo di controllore della gestione del Fondo attribuito dal CCNL all’organizzazione sindacale, secondo i criteri condivisi con l’istituto scolastico nell’ambito del procedimento di formazione del Fondo di istituto”.

Non può trovare ostacolo la presenza dei nominativi dei lavoratori beneficiari

né può trovare ostacolo alla completa discovery documentale in favore dell’organizzazione sindacale la presenza dei nomi dei lavoratori coinvolti. Il Collegio non ignora che regola fondamentale e mitigatoria di un indiscriminato esercizio del diritto di accesso ai documenti amministrativi è costituita dal rispetto (che deve essere costante ed effettivo) delle norme in materia di tutela dei dati personali recate dal Codice della protezione di tali dati, di cui al D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, costituendo l’istituto dell’accesso documentale, seppur esclusivamente disciplinato dalla L. n. 241 del 1990 (così l’art. 59 del Codice), una forma di “trattamento” dei dati che merita il parallelo e corrispondente rispetto delle previsioni garantistiche contenute nel Codice. A tale proposito, l’art. 112, comma 2, D.Lgs. n. 196 del 2003, definendo il catalogo dei trattamenti effettuati per le “finalità di rilevante interesse pubblico” nella materia del “Lavoro e previdenza sociale”, include alla lett. o) i trattamenti per “valutare la qualità dei servizi resi e dei risultati conseguiti” dai lavoratori, specificando poi al comma 3, che in seguito a tale trattamento “La diffusione dei dati (…) è consentita in forma anonima e, comunque, tale da non consentire l’individuazione dell’interessato”. Quella ora riprodotta, in realtà, potrebbe costituire la sola norma impeditiva dell’accesso, così come richiesto dalla CISL Scuola, ma ciò solo ed in quanto la richiesta fosse volta ad una conoscenza collegata ad una legittimazione esterna rispetto alla gestione ed alla operatività del Fondo, vale a dire utile a esercitare un ordinario diritto di conoscenza sull’andamento di una procedura svolta dall’istituto, sussistendone l’interesse.”

Il Sindacato ha diritto a conoscere ogni particolare della procedura se è parte del procedimento

“Tuttavia, per come si è già sopra precisato la CISL Scuola, essendo parte del procedimento di formazione e di ripartizione del Fondo di istituto vanta una legittimazione ed un interesse (interni e) accentuati a conoscere ogni particolare della procedura stessa, onde poter svolgere pienamente e compiutamente il proprio mandato sindacale di talché, dinanzi a tale interesse all’accesso documentale “rafforzato”, la posizione dei singoli lavoratori che abbiano fruito di somme del Fondo si attenua con riferimento alla possibilità di resistenza in ordine all’accesso sia dei nominativi dei singoli, che alla natura degli incarichi e progetti svolti, sia alla individuazione puntuale ed analitica delle somme riconosciute a ciascuno di loro. D’altronde, nella dinamica di accesso al Fondo da parte del lavoratore non si rinvengono situazioni di reale “valutazione della qualità dei servizi resi e dei risultati conseguiti”, posto che l’oggetto dell’accesso e solo la puntuale conoscenza del destinatario della quota del Fondo.”

Le garanzie per il diritto alla riservatezza

“Non per questo il diritto alla riservatezza dei dati riferiti ai lavoratori resterà senza difese dinanzi all’accesso dell’organizzazione sindacale, atteso che su quest’ultima graverà l’obbligo, fino ad ora proprio dell’istituto scolastico che custodiva la documentazione richiesta, di non divulgare il contenuto di detta documentazione, se non nelle sedi istituzionali e laddove “strettamente indispensabile” (art. 24, comma 7, ultimo periodo, L. n. 241 del 1990) e di non utilizzarlo per scopi diversi da quelli propri della mission dell’organizzazione sindacale, puntualizzati nel relativo Statuto, pena l’assunzione delle conseguenti responsabilità, anche molto gravi, che l’ordinamento fa discendere dall’illecito trattamento dei dati contenuti nella documentazione acquisita per il tramite del positivo esercizio del diritto di accesso documentale”.

Principi estendibili anche al “bonus merito”

E’ più che evidente che i detti principi possono estendersi anche al “bonus merito” di cui alla Legge 107 del 2015 commi 126, 127,128,129 e 130 che ha altresì natura di salario accessorio. Come è noto l’articolo 22, comma 4 lettera c), del CCNL 2018, afferma che sono oggetto di contrattazione integrativa a livello di istituto anche : c4) i criteri generali per la determinazione dei compensi finalizzati alla valorizzazione del personale, ivi compresi quelli riconosciuti al personale docente ai sensi dell’art. 1, comma 127, della legge n. 107/2015.

Le parti sindacali tramite le RSU che contrattano o che saranno parte del procedimento che porterà alla definizione del detto bonus avranno diritto ad accedere ad esempio anche ai nominativi dei beneficiari con l’importo percepito, stante i principi come affermati dalla sentenza del Consiglio di Stato ora commentata, anche se la determinazione dei criteri per la valutazione spetterà al Comitato e la competenza per l’individuazione dei docenti “meritevoli” sarà del dirigente.

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Sospensione docente, atto grave di ingerenza nell’insegnamento. Lettera

Orizzontescuola - 19 maggio, 2019 - 20:57

Già sarebbe inconsueto, se non discutibile, che i rappresentanti delle istituzioni sentano il bisogno di criticare pubblicamente una presa di posizione espressa da un gruppo di studenti in una ricerca scolastica. Del tutto inaccettabile, però, è che questa critica assuma le forme di un provvedimento punitivo, che trasforma la critica in censura, avvalendosi della collaborazione miope di qualche burocrate zelante.

Il fatto che l’odierno potere politico, attraverso gli uffici scolastici che dovrebbero occuparsi di legittimi provvedimenti disciplinari previsti dall’ordinamento scolastico, si arroghi il diritto di censurare la libera espressione dei nostri studenti, con l’unica motivazione di non condividerla, sanzionando un’insegnante perché rea di non esser stata lei a operare tale censura, costituisce un precedente pericoloso e inquietante, che apre un vulnus autoritario nel tessuto della nostra convivenza civile e democratica.

Come docenti del Dipartimento di Filosofia e Storia del Liceo Aristofane chiediamo la revoca immediata del provvedimento ed esprimiamo la nostra ferma e convinta solidarietà alla collega Rosa Maria Dell’Aria e ai suoi studenti, che hanno reso lo studio del passato uno strumento di comprensione e interpretazione del presente. Se questa è una colpa, siamo tutti colpevoli.

I docenti del Dipartimento di Filosofia e Storia
Liceo Statale Aristofane, Roma.

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Punteggio di continuità: si può valutare nell’anno di prova?

Orizzontescuola - 19 maggio, 2019 - 19:11

Una lettrice ci scrive:

“Gentile Redazione di Orizzonte scuola, nelle graduatorie interne d’istituto definitive risulterei ultima perché al collega che precedevo nella graduatoria provvisoria sono stati attribuiti, dopo reclamo, punti in più per la continuità nella scuola. Poiché credo che questi punti non gli spettino, perché relativi al suo anno di prova, e ho anche dubbi sui titoli, cosa posso fare in mia tutela?”

Il punteggio di continuità spetta per il servizio svolto nella scuola di titolarità per la stessa classe di concorso e tipologia di posto

Nella graduatoria interna di istituto si valuta dopo aver maturato un solo anno di servizio, mentre nella mobilità è necessario aver maturato un triennio continuativo

Punteggio di continuità nell’anno di prova: quando si può valutare

L’anno di prova è un anno di servizio in ruolo a tutti gli effetti .

La possibile valutazione del punteggio di continuità dipende dalla sede di servizio in anno di prova che può essere sede provvisoria o definitiva

I docenti neo-immessi in ruolo fino all’anno scolastico 2015/16 avevano una sede provvisoria e dovevano inoltrare domanda di trasferimento per ottenere la sede definitiva, dove potevano cominciare a maturare il punteggio di continuità.

Dall’anno scolastico 2016/17 l’immissione in ruolo è su sede definitiva e l’anno di servizio può essere conteggiato nella continuità anche se il docente deve svolgere l’anno di prova.

La continuità parte, quindi, dall’assegnazione della sede definitiva

Conclusioni

Per fornire risposta certa alla nostra lettrice è indispensabile, quindi , sapere l’anno scolastico in cui il suo collega ha svolto l’anno di prova nella scuola

Se è stato svolto dall’a.s. 2016/17 in poi, la scuola era la sua sede di titolarità e, come tale, gli spettano 2 punti per il suo primo anno di continuità nella scuola

Se invece ha svolto l’anno di prova precedentemente al 2016/17, era su sede provvisoria e non gli spetta il punteggio di continuità anche se la scuola è diventata l’anno successivo la sede di titolarità.

 

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Docente sospesa, viviamo nella società del “non pensiero”. Lettera

Orizzontescuola - 19 maggio, 2019 - 17:29

Viviamo nella società del “non pensiero” in cui è assolutamente vietato esprimere opinioni, fare paragoni, perché tutto viene visto nell’ottica di un falso revisionismo storico. I docenti che insegnano la storia “vera” e “obiettiva” vengono subito etichettati come persone diverse, dissimili che non falsificano la realtà, ma mantengono un atteggiamento etico e sincero.

Insomma chi oggi esprime un pensiero differente dalla massa e cerca di trasmettere agli studenti il pensiero critico abituandoli a pensare con la propria testa è fuori dal mondo, fuori dalle logiche. Non è così perché i ragazzi devono imparare a saper ragionare con la propria testa e ad esprimere liberamente il proprio pensiero.

L’accusa rivolta alla docente siciliana non è quella di aver indottrinato gli studenti, ma di averli abituati a pensare con la propria testa. Questo deve fare il docente preparato e competente: ma oggi di insegnanti preparati e competenti che insegnano agli alunni lo sviluppo del pensiero critico ce ne sono pochi e sono in via quasi di estinzione. Meglio forse i cervelli all’ammasso.

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Miur: domani conferenza sul progetto Talmud, presente il Ministro Bussetti

Orizzontescuola - 19 maggio, 2019 - 17:27

L’evento si terrà al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo Da Vinci”, nella Sala Conte Biancamano, a partire dalle ore 10.00. L’incontro mira ad aprire un dibattito sull’importanza della tecnologia e della ricerca nei processi di costruzione di un nuovo modello di cittadinanza globale.

Nel corso della mattinata interverranno, oltre al Ministro Bussetti, Clelia Piperno, Direttore del Progetto Talmud; Rita Cucchiara, docente all’Università di Modena e Reggio Emilia; Rav Gad Piperno, Quality Manager del Progetto Talmud; Maria Cristina Messa, Rettore dell’Università degli Studi Milano Bicocca. A porgere i saluti istituzionali saranno il Direttore Generale del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia, Fiorenzo Galli; il Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Massimo Inguscio e Giorgio Mortara, Vicepresidente dell’UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane).

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Docente sospesa, video alunni denuncia clima antidemocratico. Lettera

Orizzontescuola - 19 maggio, 2019 - 16:46

Fin troppo vistosa é la sproporzione tra i due “eventi”, e certo non soltanto per plausibili ragioni di contestualizzazione. Una semplificazione. Di questo si é trattato. Riduttiva, inefficace come ogni semplificazione.

Attaccabile? Certo. Discutibile? Altro che! Attaccabile da chiunque voglia sostenere un confronto stringente tra QUEL passato e QUESTO PRESENTE. Discutibile per chi quel confronto sia in grado di innervare di lucide e argomentate proposizioni. E TUTTAVIA ( c’è sempre un “tuttavia” che fa la differenza) non meno riduttivo e inefficace ( restando su toni eufemistici) é il provvedimento che quella semplificazione ha inteso condannare come esempio di bieca partigianeria.

CI SI SCAGLIA CONTRO L’INSEGNANTE, SI PERDONO DI VISTA GLI ALUNNI. Sono loro i veri protagonisti di questa incresciosa vicenda.

Ascoltiamoli questi giovani che hanno scelto di giustapporre immagini così distanti nel tempo. Non liquidiamoli come ingenue personalità o come soldati pronti a marciare al passo scandito da altri. I nostri ragazzi sono molto di più di ciò che gli adulti affermano. Posseggono pensieri! Pensi, signor ministro! Posseggono pensieri. Questo è straordinario.

Si chieda perché, kantianamente liberi di pensare, essi abbiano pensato in “quel” modo. Perché in ogni semplificazione, anche in quella più sgangherata, c’è un nucleo di incontrovertibile verità. Un’intuizione, un olfatto che cattura, che sa dar conto del reale e delle sue più intime dinamiche. Un clima. Forse questo hanno percepito quei giovani e questo hanno voluto segnalare con la loro “folle”, “dissennata” synkrisis (immagino che lei abbia fatto il classico). Un clima surrettiziamente antidemocratico, la temperie subdola di un paese in cui striscioni di legittima protesta vengono rimossi, mentre altri, inneggianti il vecchio dux, rimangono lì, intoccati. Un paese in cui si cerca di far passare per libertà di parola, quella che invece è solo barbarie linguistica, desolante bassa marea dove é possibile denigrare il tricolore e restare impuniti, postare che “la Costituzione è un libro di merda”, come ha fatto un docente, già segretario di Forza Nuova, e, parimenti, passarla liscia.

Mi creda, ministro: in quella ingenua, sgangherata, semplificazione c’è una voce che dovrebbe farla tremare. Venga qui, nella bella Palermo, per capirne il senso. Non serve incontrare l’insegnante, serve incontrare i ragazzi. C’è un ascolto, e noi insegnanti lo sappiamo bene, che vale molto più di tante parole. Si chiama ascolto profondo. Un vezzo antico, una pratica socratica che può sembrare di sinistra, e invece é solo umana. Implica sguardo verticale e accoglienza del libero pensiero, di qualunque segno esso sia. È scomoda ed esige pazienza, non tollera ira né imbellettate parole. Insomma uno sfinimento. Pensi quanta frustrazione ogni giorno un insegnante vive, sapendo di non potere insegnare nulla! Perché noi quel Socrate davvero lo stimiamo e nostro, autenticamente nostro, abbiamo reso il suo pensiero :

“IO NON POSSO INSEGNARE NIENTE A NESSUNO, IO POSSO SOLO FARLI PENSARE.” (Socrate).

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Gatto ucciso a scuola, dirigente relaziona all’Ufficio provinciale

Orizzontescuola - 19 maggio, 2019 - 16:40

Gatto ucciso a scuola da collaboratore scolastico davanti ai bambini

La notizia è stata ripresa oggi da “Gazzetta del Sud online”, ove vengono precisati alcuni particolari.

L’episodio si sarebbe svolto non in classe ma in una palestra in disuso, mentre nel cortile antistante era in corso una lezione di ginnastica con gli alunni della 4B elementare, da qualche anno ospitata insieme ad altre classi in quell’edificio a causa di criticità strutturali al piano superiore dell’adiacente complesso scolastico.

Il dirigente non si è voluto sbilanciare sulla vicenda e non lo farà sino a quando non terminerà di relazionare all’Ufficio scolastico provinciale.

Il bidello intanto è stato deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Palmi su segnalazione dell’Osservatorio sui diritti dei minori della Regione Calabria alla stazione Carabinieri e successiva denuncia dell’Enpa (Ente protezione animali).

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Petizioni a sostegno dalla docente sospesa, raggiunte oltre 200mila firme

Orizzontescuola - 19 maggio, 2019 - 16:28
Petizioni

Sono stata lanciate, a sostegno dell’insegnante, anche due petizioni: una dell’USB e un’altra del segretario del PD Nicola Zingaretti.

L’USB ha indirizzato la petizione a Sergio Mattarella, mentre Zingaretti al Governo. Ambedue chiedono il rientro in servizio dell’insegnante sospesa.

Firme

Le petizioni stanno riscuotendo un notevole successo.

La petizione dell’USB, le cui firme saranno consegnate il 22 maggio al provveditore di Palermo, ha raggiunto al momento 160.148 firme.

La petizione lanciata da Zingaretti ha raggiunto al momento 75.221 firme.

Sommando quelle delle due petizioni, le firme ammontano in totale a 235.369.

Petizione USB

Petizione di Zingaretti

Qui puoi leggere i numerosi articoli dedicati alla vicenda.

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Azzolina (M5S): a certi politici scuola che insegna a pensare non piace. Rischiano di perdere poltrona

Orizzontescuola - 19 maggio, 2019 - 15:30

La Azzolina non risparmia critiche e lancia accuse assai pesanti agli alleati di governo.

Far ragionare gli studenti non piace a certi politici

L’Onorevole, ricordando con piacere la sua esperienza di insegnante, volta a far ragionare  gli studenti, a non renderli asserviti a qualcuno, afferma che tante volte pensava che tale modalità di insegnamento non convenisse a certi politici.

Perché – si chiede la Azzolina – al politico che fa politica da anni, che forse non ha mai lavorato in vita sua, che non ha nemmeno studiato, che non conosce la bellezza, ma anche il sacrificio e il sudore dello stare sopra i libri, converrebbe avere una scuola che insegni a ragionare? Forse preferisce smantellarla, tanto i suoi figli potranno permettersi lussuosissime scuole paritarie. 

Una scuola che insegna ad essere teste pensanti, infatti, è un pericolo, in quanto farebbe perdere più facilmente la poltrona al politico in questione.

Più il popolo è istruito – prosegue la pentastellata – più è difficile prenderlo in giro con la retorica, stimolando sentimenti di paura, di odio verso chiunque. Più il popolo è istruito, più è critico, meglio funziona la democrazia.

Episodio di Palermo deve far riflettere

Quanto accaduto a Palermo, secondo la Azzolina, deve far riflettere tutti per capire chi ha interesse a non far circolare idee diverse dalle proprie e quali paure si celano dietro.

Chi vuole un popolo credulone? Forse chi teme di più di perdere la propria poltrona prima o poi.

Il post completo

Quando insegnavo storia e filosofia ai miei studenti nei trienni delle scuole secondarie superiori, una sola cosa desideravo ardentemente. Che le loro teste si aprissero, pensassero, ragionassero, ponessero domande e provassero a dare delle risposte.
A volte facevamo i cosiddetti debates ed era bello perché ognuno esprimeva il proprio pensiero senza mai offendere gli altri.
Tornavo a casa entusiasta perché negli occhi di quegli studenti c’era una crescita, stavano diventando cittadini, uomini e donne pensanti, non marionette asservite a qualcuno.
Tantissime volte ho pensato che a certi politici questo modo di fare scuola non convenga.
Perché al politico che fa politica da anni, che forse non ha mai lavorato in vita sua, che non ha nemmeno studiato, che non conosce la bellezza, ma anche il sacrificio e il sudore dello stare sopra i libri, converrebbe avere una scuola che insegni a ragionare? Forse preferisce smantellarla, tanto i suoi figli potranno permettersi lussuosissime scuole paritarie.
Non rischierebbe di perdere la poltrona prima o poi? Ebbene si, la perderebbe più facilmente.
Più il popolo è istruito, più è difficile prenderlo in giro con la retorica, stimolando sentimenti di paura, di odio verso chiunque. Più il popolo è istruito, più è critico, meglio funziona la democrazia.
Gli episodi di Palermo, che andranno accertati chiaramente, devono fare riflettere tutti. Chi ha interesse a mettere a tacere le idee? E soprattutto perché hanno così paura di idee diverse dalle proprie, a maggior ragione se provengono dagli studenti?
Chi vuole un popolo credulone? Forse chi teme di più di perdere la propria poltrona prima o poi.

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Come educare studenti al libero pensiero se poi si è sospesi? Lettera

Orizzontescuola - 19 maggio, 2019 - 15:15

In primo luogo, se l’imputazione ascritta alla docente è quella di aver impedito un “reato”, vale a dire la diffamazione di un ministro, in seguito ad una sorta di “reductio ad Hitlerum” di Salvini, io mi chiedo come mai non siano stati puniti o perseguiti anche gli allievi ed i loro genitori per i medesimi motivi. Invece, mi risulta che sia stata penalizzata soltanto l’insegnante, in quanto responsabile della vigilanza in aula.

Detto ciò, mi domando come sia possibile pretendere dai docenti tutto ed il contrario di tutto. Noi insegnanti dobbiamo sorvegliare, ovvero censurare, ma nel contempo istruire ed educare, stimolare ed indurre gli studenti alla creatività, al libero pensiero, alla ricerca ed allo spirito critico, per poi soffocarli, se gli esiti non risultano graditi ad estranei ed esterni. In altri termini, siamo impazziti. Oggi, nella migliore delle ipotesi, gli insegnanti vengono obbligati ad essere una sorta di “badanti” degli alunni, o somministratori ed addestratori di quiz, nella peggiore ipotesi. Ma, francamente, non so stabilire quale sia la peggiore o migliore tra le due mansioni, che poi corrispondono ad una realtà effettiva, quanto avvilente e frustrante. Invece, un dato è certo, fermo ed innegabile: la tanto decantata, osannata libertà didattica, ormai è andata in malora, a farsi benedire. Con buona pace dei defunti “padri costituenti”, ma pure dei vari psicologi, pedagogisti, teorici ed opinionisti da salotti televisivi.

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Gallo (M5S): “L’autonomia del Nord non toccherà il mondo della scuola”

Orizzontescuola - 19 maggio, 2019 - 15:02

Lo ha fatto in un’intervista a ” Il Dubbio”, come riporta lo stesso Onorevole sul proprio profilo FB.

No Regionalizzazione: c’è l’impegno di Conte

Gallo afferma che sulla regionalizzazione della scuola la partita è chiusa, in quanto c’è l’impegno del Premier, messo nero su bianco nell’accordo del 24 aprile tra Governo e sindacati: l’autonomia del Nord non toccherà il mondo della scuola. 

Regionalizzazione: dubbi del Mef

Le parole dell’Onorevole Gallo si aggiungono ai dubbi espressi dal Mef, riguardo ai costi che la regionalizzazione dell’istruzione porterebbe con sé.

Regionalizzazione, scuola fuori? Riforma potrebbe costare troppo, i dubbi del MEF

Il post su FB

L’intervista suddetta ha riguardato anche la sospensione della docente palermitana a causa di un video realizzato da alcuni alunni in occasione della “Giornata della Memoria”. Nel video alcune parti del decreto sicurezza vengono paragonate alle leggi razziali del 1938.

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Prof. sospesa, procedura è stata rispettata? Lettera

Orizzontescuola - 19 maggio, 2019 - 14:44

Il primo. E’ di questi la notizia che l’ONU, tramite l’alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite ha scrito al Ministrto Salvini chiedendo di ritirare le circolari contro la Mare Jonio e di bloccare il provvedimento che multa le Ong.  Mi viene il dubbio che quegli studenti palermitani (che la professoressa avrebbe dovuto controllare o per meglio dire censurare), forse, non avevano molti torti.

Il secondo punto è più tecnico. La sanzione di sospensione di 15 giorni è di competenza dell’USR che può demandare a un dirigente provinciale la decisione.

La procedura da seguire è la seguente:

1) il dirigente incaricato invia una lettera riservata, al docente interessato, con la quale lo mette a conoscenza che è stato avviato un procedimento disciplinare;
2) la lettera deve contenere:
a) la norma violata;
b) la descrizione di fatti specifici collocati precisamente nella spazio e nel tempo;
c) indicare le prove a sostegno dell’accusa.

3) la lettera deve concludersi, grosso modo, con questo frase: ” la S.V. è convocata per essere sentita a propria difesa, con l’assistenza di un procuratore ovvero di un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce il mandato… In alternativa, la SV può produrre memoria scritta” ovviamente occorre indicare il luogo e l’ora dove presentarsi.

La professoressa o comunque il legale o il sindacato a cui potrebbe rivolersi per essere difesa (lo potrebbe fare anche da sola) chiedererrebe immediatamente un accesso agli atti.
Gli elementi contenuti nella lettera e i documenti sui quali si basa il provvedimento sono indispesabili per la difesa sancita dalla Costituzione e dalle leggi dello Stato.

Dalle notizie lette in questi giorni nulla è stato detto di tutto questo. Mi sembra, ma posso sbagliarmi, che la professoressa abbia dichiarato che non fosse a conoscenza di nessun procedimento disciplinare a suo carico. Se così fosse, la redazione lo sa meglio di me, sarebbe un gioco da ragazzi, per un legale, fare annullare la sanzione e addirittura l’amministrazione sarebbe condannata a pagare le spese di soccombenza. Spese che comporterebbero un danno erariale da imputare, a mio avviso, al funzionario che non funziona (scusate il gioco di parole) e non come avviene sempre al MIUR e quindi pesare sul portafoglio della collettività.
Distinti saluti

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Docente sospesa, Fcl Cgil: Bussetti faccia revocare provvedimento

Orizzontescuola - 19 maggio, 2019 - 14:37

E’ quanto dichiara Francesco Sinopoli, segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

“Se la scuola deve costruire coscienze critiche come ritiene il ministro e di questo anche noi siamo pienamente convinti, la professoressa Dell’Aria ha fatto al meglio il suo lavoro e la sua sospensione ci risulta ancor più inaccettabile. Si attivi subito il ministro, conclude Sinopoli, e chieda scusa a nome dello Stato italiano, a chiamarlo in causa sono tanti cittadini di questo Paese che si stanno mobilitando per Rosa Maria e per difendere la scuola della Costituzione”.

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Stefano Zecchi (filosofo): Prof palermitana drammatica e grottesca

Orizzontescuola - 19 maggio, 2019 - 13:07

Questo si legge in un articolo online firmato da Stefano Zecchi pubblicato sul quotidiano Il Giornale.it.

Il filosofo, nell’articolo, richiama già dal titolo al concetto che il docente  vero insegna, non manipola. Nel testo spiega che  “Ciò che ha fatto l’insegnante palermitana, i cui alunni in una video hanno accostato le leggi razziali nazifasciste al decreto sicurezza del ministro dell’Interno Matteo Salvini, è drammatico e grottesco al tempo stesso“.

Se l’insegnante riteneva – è il pensiero di Zecchi – che Salvini fosse accostabile a Hitler e Mussolini avrebbe dovuto aggiungere anche la figura di Stalin e comunque avrebbe dovuto far circolare questo parallelismo a casa sua.  Il docente, come il magistrato, deve tenere separato il suo pensiero con l’insegnamento della storia. “E’ difficilissimo – scrive Zecchi –  ma un insegnante è tanto più bravo quanto più riesce a tenere distinte le due posizioni“. A scuola, “il comportamento deve essere diverso: qui la propria idea politica – scrive Zecchi – deve rimanere dietro le modalità dell’insegnamento, perché il compito dell’insegnante è di far conoscere cercando lo sviluppo di una coscienza critica da parte del giovane“.

Poi spiega perché ha definito la docente drammatica e grottesca. “Drammatica – sono le testuali parole di Stefano Zecchi senza mai citare  nome e cognome della docente – perché rovina la testa dei suoi studenti, quando dovrebbe proteggerla e aiutarla a svilupparsi nell’autonomia di giudizio: cosa del tutto trasgredita con un’ignorante illustrazione della realtà che non rispetta la storia. Capisco che nel mondo della politica, del dibattito televisivo le associazioni tra passato e presente, tra le vicende storiche di un tempo e la realtà presente possano con semplicistica comunicazione essere mistificate per provocare. Ma a scuola no; questo è il luogo deputato alla comprensione scientifica dei fatti, all’approfondimento del sapere: le banalità non devono trovare spazio tra le mura della scuola, diversamente non è una scuola, ma un bar, un talk televisivo, anche. Poi, dicevo, grottesca: l’insegnante palermitana è una penosa figura grottesca. È la nostalgia del Sessantotto e dei successivi Anni di piombo, quando si era inventato «l’antifascismo militante». Nel suo nome, veniva picchiato o ammazzato chiunque non si schierasse per l’antifascismo militante, che di antifascismo non aveva nulla, ma era il pretesto per l’esercizio della violenza contro un nemico designato. Non è un caso che, chi si è schierato a favore della professoressa palermitana, evochi l’antifascismo militante: cinquant’anni fa tragico, rievocato oggi grottesco”.

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Vip come prof, studenti vorrebbero Alberto Angela commissario d’esame

Orizzontescuola - 19 maggio, 2019 - 12:23

E se invece i prof fossero personaggi già famosi? Skuola.net ha chiesto ai maturandi da quali Vip – della musica, dello sport, dello spettacolo, della cultura – vorrebbero essere interrogati.

In attesa dell’uscita delle commissioni per la Maturità 2019, Skuola.net ha chiesto ai maturandi di scegliere i commissari dei loro sogni. Come? Tramite un sondaggio online nel quale sono state proposti alcuni VIP del momento; personaggi di spicco della musica, della tv, dello sport – tutti rigorosamente italiani – che si sono distinti nei rispettivi campi. Quali saranno stati i prescelti per comporre la commissione ideale? Tra i professori di ambito umanistico meglio Alberto Angela o Carl Brave?

Nelle materie tecnico-scientifiche, invece, si sentirebbero più a loro agio di fronte a Paolo Fox o a Chiara Ferragni? Al posto del presidente di commissione che gli verrà assegnato, sarebbe più appropriato Francesco Totti, Cristiano Malgioglio o il Presidente della Repubblica Mattarella? A queste divertenti domande hanno risposto più di 1000 studenti. Ecco, a conti fatti, la loro ‘commissione pop’.

Alberto Angela sbaraglia la concorrenza. Non c’è partita: è lui il docente ideale da inserire in commissione d’esame, per una o più delle materie umanistiche. Dovrebbe essere così per il 35% dei maturandi. Il noto divulgatore televisivo è dunque il commissario perfetto, staccando di 15 punti il secondo classificato. Chi è? il cantautore Ultimo che, nonostante il suo nome, si piazza subito dietro il leader raccogliendo i favori di 1 studente su 5. A chiudere il podio è Jovanotti: Lorenzo, impegnato nell’innovativo ‘Jova Beach Party’ per tutta l’estate 2019, è la prima scelta per il 16% dei ragazzi. Rimangono fuori dal podio artisti del calibro di Loredana Bertè e Tommaso Paradiso: si fermano entrambi a meno del 10% dei voti. A far loro compagnia anche il giornalista Enrico Mentana che, seppur molto amato sui social, non convince i maturandi e non va oltre il 6% dei consensi.

Buon sangue non mente. La famiglia Angela primeggia anche nelle materie scientifiche. Stavolta è il turno del papà di Alberto, Piero, che svetta prepotentemente al primo posto con un punteggio simile a quello ottenuto dal figlio, un solido 34%. E, come successo sopra, anche in questo caso agli altri restano le briciole.

La seconda classificata, Chiara Ferragni, una delle influencer più famose del mondo, si ferma al 17% delle preferenze. Al terzo posto troviamo invece una vera scienziata, orgoglio tutto italiano: Samantha Cristoforetti, che raggiunge il 14% dei voti, andando così a chiudere il podio. Medaglia di legno per Alessandro Borghese, il simpatico cuoco che per molto tempo ha dominato i meme sui social, che fatica a raggiungere l’11%. Totalmente escluso dalla ‘top 3’ è invece un altro importante scienziato, anche lui famoso sul web: Roberto Burioni, noto per la sua battaglia contro i no-vax, che incontra le simpatie del 5% del campione.

Per quanto riguarda l’ipotetico commissario Vip di educazione fisica, invece, i primi tre classificati si passano pochi punti di distacco, confermandosi tra le personalità più amate dello sport azzurro. In cima troviamo l’instancabile Federica Pellegrini, con il 25% delle preferenze. A poca distanza (21% e 20%) troviamo, rispettivamente, Valentino Rossi e Bebe Vio. Quasi un testa a testa quello che ha premiato l’amatissimo pilota. Battuta dal terzetto Carlotta Ferlito, ginnasta seguitissima sui social e lo statuario Roberto Bolle: entrambi rimangono attorno al 10% dei consensi.

Chiudiamo con l’ultima scelta, la più importante: chi sarà il presidente di commissione perfetto secondo i maturandi? Maria De Filippi mette tutti d’accordo accumulando un tesoretto pari al 26% dei voti totali per questa categoria. Subito sotto troviamo l’ex capitano della Roma, Francesco Totti, una delle figure più amate dai giovani a prescindere dal tifo, che entra nel cuore di 1 maturando su 5. Segue Cristiano Malgioglio, ormai un’icona del buonumore, che tra meme e apparizioni televisive riesce a conquistare il voto del 17% dei maturandi. Rimangono fuori dal podio figure autorevoli. Poca presa sui maturandi sia per il Presidente Sergio Mattarella sia per il quasi centenario Andrea Camilleri, scrittore dalla cui penna è nato il personaggio del commissario Montalbano: solamente il 13% dei maturandi vorrebbe trovarseli davanti in sede d’esame.

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Dibattito su prof sospesa, ma la questione scuola è più ampia. Lettera

Orizzontescuola - 19 maggio, 2019 - 12:08
E la gravità sta non soltanto nel dramma ma nel continuare a non volere davvero prendere coscienza che una eco si sta levando per poi sbatterci il muso, e farsi molto molto male. Nel mentre la Scuola è in sobuglio nei Palazzi e la dove Essa esercita la sua attività, una professoressa viene sospesa per un video che vede l’accostamento di Salvini al Duce.: finita la libertà di pensiero, di parola, di satira? Se mai questo sia il problema del video? Non entro nel merito della questione in oggetto, pur esprimendo tutta la mia solidarietà alla collega, ma mi preoccupa e fa paura se tutto questo lo si associa alle tante voci che quotidianamente aggrediscono il mondo del sapere e della formazione sociale e civile della Società del Domani, divenuto un parcheggio pubblico per le famiglie che, impegnate lavorativamente, ben pensano che il sostituto migliore alle funzioni generatoriali sia appunto la Scuola. Mi preoccupa che questo evento vada ad incrementare la libera violenza posta nei confronti dei docenti: e ci sta, visto che l’insegnante non è più il soggetto rispettoso per la funzione che svolge, ma semplicemente un servizio che deve soddisfare le richieste della famiglia. Mi preoccupa che la Informazione Mediatica ora trova tutto il tempo per inserire la SCUOLA, nell’accadimento della collega, all’attenzione del Volgo, che nell’azione della sospensione trova rivendicazione e giustificazione della violenza che Esso deliberatamente esercita. Solo adesso, mentre le lotte sociali della Scuola, soprattutto in questi ultimissimi tempi, non è mai stato oggetto di dibattiti televisivi: nessuno è stato chiamato al confronto all’esposizione del problema. E poi si urla agli aumenti salariali, come dire che non dobbiamo lamentarci noi addetti ai lavori di questo Ufficio Pubblico dello Stato. Mi preoccupa se domani mattina dovessi scegliere tra una libertà di pensiero di respiro di dignità e l’essere obbligato a rinunciarvi per un tozzo di pane, perchè assimilato ad un Sistema che la Storia ancora non soltanto rende e tiene memoria, ma che oggi vede il ripetersi, attraverso manifestazioni e denominazioni politiche, la rinascita di nazionalismi la cui stessa memoria forse è ancora debole o insufficiente alla coscienza e alla consapevolezza del Popolo, anche se queste sono oltremodo manifestazioni di un disagio che da anni lo stesso Popolo ha espresso in tutte le forme democratiche. Se il prezzo di esprimere ciò in cui si crede, se il fare scuola (il docere), con tutto quello che esso comporta e significa, con tutti gli errori ed orrori involontari (perché siamo umani) sono oggi oggetto disciplinare, e quindi non più espressione di una democrazia che ha reso l’uomo un cittadino, un lavoratore, una persona, un Popolo, con diritti e doveri, una Civiltà alle cui radici trova tutta la evoluzione del pensiero stesso nelle opere artistiche e culturali che hanno e lo hanno reso Popolo, bene sono certo che tutti, o tanti, fedeli a questi valori, che nella stessa Costituzione Repubblicana trovano la forza alla resistenza, continueremo, continuiamo, a rendere la Scuola quella Magistra della Società Civile che guarda per natura stessa al Domani. I tavoli del Politica in questo giorni ci offrono la farsa dell’attenzione verso gli addetti ai lavori, moltissimi dei quali hanno servito e servono la Stato, da anni e anni tra i banchi, senza magari una continuità, dimentichi del problema di base: il rivalorizzare il ruolo docente, e invertire il costante pensiero culturale che oggi lo vuole fragile soggetto costantemente nel mirino dell’arroganza della presunzione e soprattutto di un diritto che si poggia sul nulla, ma che con la violenza verbale, e non soltanto, ferisce sino ad uccidere la dignità l’intelligenza e il lavoro di un servizio che spesso è proprio quello che fa e rende la Scuola ancora un luogo di incontro di equilibrio di socializzazione di crescita nel confronto dialettico e culturale. Avrei voluto leggere sui quotidiani, o guardare alla televisione, o ascoltare alla radio, nel fluire dei talk show del mattino del pomeriggio della sera almeno una puntata tutta dedita al mondo della Scuola dove per una volta almeno si potesse finalmente rendere pubblica conoscenza di quanto questo spazio sociale sia non soltanto ferito dimenticato deriso nell’irriconoscenza che è indifferenza non distratta ma voluta da chi gestisce la Cosa Pubblica, poiché avere un Popolo Ignorante fa comodo ai giochi meschini sporchi di questa Cosa Pubblica, fa comodo per la deriva non populista bensì nazionalista che sta invadendo l’Europa e il nostro Paese che tanto ha dato alla crescita dell’Europa stessa e del mondo grazie ai Leonardo i Dante i Raffaello i Giotto, il Rinascimento, il Decadentismo, il Verismo, che passa attraverso agli albori della Roma Imperiale per divenire la Repubblica Italiana. La Nostra Repubblica Italiana e l’Europa che abbiamo e alla quale apparteniamo: noi Cittadini Cosmopoliti di un mondo lontano dal mondo della globalizzazione, quando ci accorgiamo di essere popolo, pensiero dignità cultura, libertà. Persone. Viva la Scuola. Viva la Libertà di essere POPOLO. Coraggio.

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Sciopero 17 maggio, in piazza anche il Coordinamento nazionale abilitati

Orizzontescuola - 19 maggio, 2019 - 11:57

Mi chiamo Paola Brandi e sono il vice presidente del COORDINAMENTO NAZIONALE ABILITATI di stato che, nonostante appunto l’abilitazione, si sono sottoposti ad un concorso che, nonostante le promesse, è ancora in alto mare.

Cercherò di non usare termini tecnici perché abbiamo già inviato a tutti gli enti preposti, al governo, al Miur e anche ai sindacati confederali, un’ampia e dettagliata documentazione in merito alla nostra condizione di ABILITATI NON STABILIZZATI, di lavoratori, di PRECARI, perché nonostante quello che tutti credono, ad oggi, DI FATTO, 36.000 DOCENTI ABILITATI DI STATO, che hanno partecipato al concorso bandito nel lontano febbraio 2018, il 1 LUGLIO chiederanno l’ennesimo assegno di disoccupazione.

Preferisco quindi parlarvi da docente e da cittadina di questa Repubblica.
Risulta difficile parlare di precariato, ma non è difficile intuire che un precario della scuola è un soggetto DEBOLE che fa fatica a svolgere la propria professione, è un lavoratore che non solo non può progettare per la sua famiglia, ma non può nemmeno progettare per i suoi studenti e quindi ASSICURARE una CONTINUITA’ DIDATTICA, di cui tanto si parla, e quindi una formazione di qualità ai cittadini di questa Repubblica.

Apparentemente, ma SOLO apparentemente, il governo precedente sembrava aver risolto questa anomalia, bandendo appunto il concorso transitorio a NOI riservato. Di fatto questo il ministero della pubblica istruzione non è stato in grado di gestire la macchina del concorso.

Noi docenti abilitati siamo rimasti, infatti, imbrigliati nella rete delle inadempienze degli uffici scolastici regionali che non sono stati capaci nemmeno di far pubblicare le graduatorie nei tempi per le assunzioni in ruolo.
Il ministro Bussetti, che non ha mai accettato di incontrarci, ci ha più volte rassicurato attraverso lo staff del sottosegretario Giuliano e del capo ufficio legale. Ma alle parole non sono seguiti i fatti. Anzi, il parlamento, su proposta di QUESTO GOVERNO, ha approvato una legge di bilancio che ha SNATURATO E DISTRUTTO le ragioni stesse del concorso.

Cambiando le regole DURANTE LE PROCEDURE CONCORSUALI, ha dato vita ad una INACCETTABILE e assurda disparità non solo tra candidati allo STESSO concorso, ma anche tra professionisti della STESSA categoria, in quanto ci viene negato il diritto all’assegnazione provvisoria e alla mobilità, diritto che invece viene garantito ad altri docenti provenienti da altri sistemi di reclutamento. Inoltre ci viene imposto, ripeto CAMBIANDO le regole presenti nel bando, un discriminante e improponibile BLOCCO di 5 anni sia su materia che su classe di concorso, cosa mai accaduta nella storia di questa repubblica. Chi avrà la sfortuna di capitare a centinaia di km dovrà scegliere tra distruggere la propria famiglia e abbandonare la propria carriera.

QUESTE SCELTE NON SONO ACCETTABILI E NON SONO CONDIVISIBILI.

Caro ministro, cari parlamentari, care commissioni cultura che non vi siete degnati nemmeno di rispondere alle nostre mail, non avete figli, nipoti in età scolare? Frequentano tutti le scuole private americane? Se il ministro non solleciterà e non sorveglierà sulla chiusura delle procedure concorsuali e non farà una proroga per l’accantonamento dei posti il 1 settembre migliaia di cattedre che ci spettano di diritto saranno riaffidate a noi per l’ennesima volta con contratti a tempo DETERMINATO.

Infatti non siamo neolaureati, ma abbiamo pluriennale esperienza nella scuola, non siamo docenti di serie b, ricopriamo infatti incarichi importanti e siamo inseriti nel tessuto scolastico a tutti i livelli e soprattutto abbiamo responsabilità CIVILI E PENALI e MORALI in carico alla nostra professione.

Non siamo giovani, abbiamo una media di 43/45 anni e per lo più siamo donne, madri di famiglia. Lo stato non ci può imporre di scegliere, come ad una roulette russa. Con il blocco dei 5 anni e negandoci il diritto sacrosanto alla mobilità siamo costretti a scegliere tra famiglia e lavoro, tra I NOSTRI figli e i VOSTRI figli. Come possiamo lavorare serenamente con queste prospettive se ci strappate ai nostri figli, alle nostre famiglie. Quello che chiediamo come abilitati di stato è ciò che ci spetta di diritto perché ce lo siamo guadagnato ed è RISPETTO E DIGNITÀ.
Se non vogliamo perdere questo ENORME PATRIMONIO umano e professionale, ci dobbiamo impegnare FORTE FORTE, come dice il ministro Bussetti e da domani ci aspettiamo risposte concrete non solo per noi, ma per i nostri e i vostri figli e per TUTTI GLI ITALIANI.

Concludo dicendo appunto che la scuola è IL SISTEMA CENTRALE DEL PAESE che rende gli italiani TUTTI UGUALI e che ne garantisce pari opportunità di successo su TUTTO IL TERRITORIO nazionale. Se vogliamo uscire da questo buco nero e rendere il nostro sistema scolastico competitivo e CREDIBILE dobbiamo investire e non MASSACRARE tutte le risorse disponibili, ECONOMICHE E UMANE.

Non diamo ragione a Victor Hugo quando disse che CHI CHIUDE UNA SCUOLA APRE UNA PRIGIONE!!!! Chiediamo che la scuola non diventi per noi un carcere ma un luogo di libertà perché come disse PIETRO CALAMANDREI “TRASFORMARE I SUDDITI IN CITTADINI E’ UN MIRACOLO CHE SOLO LA SCUOLA PUO’ FARE”.

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Stipendio maggio: il cedolino è su NoiPA, accredito giovedì 23

Orizzontescuola - 19 maggio, 2019 - 11:40
Le novità per il mese di maggio 2019

Nello stipendio del mese di maggio 2019  saranno applicati gli arretrati derivanti dal conguaglio dell’elemento perequativo

Gli arretrati sono identificati dai codici 4PA/4PB – ARR. PEREQUATIVO CCNL 2016/2018 AC/AP

L’attività ha lo scopo di regolarizzare tutte le casistiche particolari (successive al 28 settembre 2018)

Esse possono essere

a) Ricostruzioni di carriera
b) Inserimento di riduzioni economiche che abbattono il 100% della retribuzione fissa per periodi superiori ai 15 giorni nell’arco dello stesso mese
c) Nuove attivazioni con generazione di rate pregresse o riattivazioni

Proseguono ancora le addizionali regionali e comunali.

Vai alla pagina riservata di NoiPA.

Stipendio di qualche euro più alto a giugno

Dal mese di giugno, dunque, l’indennità di vacanza contrattuale sarà erogata in base all’anzianità di servizio, differenziandosi quindi in base al gradone stipendiale di ciascuno. Il messaggio di NoiPA

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