Bullismo e cyberbullismo

BULLISMO

È il comportamento che contiene tutti e tre questi elementi:

a) Atti persecutori ricorrenti e ripetuti nel tempo che possono essere diretti (come, ad esempio, spinte, calci, etc.) oppure indiretti (come, ad esempio, esclusione dal gruppo, calunnie, prese in giro, etc.);

b) luoghi fisici specifici (come la Scuola) oppure VIRTUALI (via computer on line);

c) Presenza della vittima che subisce l’abuso e non riesce a reagire.

 

CYBERBULLISMO

Per «cyberbullismo» si intende qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto,ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d'identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica,nonché la diffusione di contenuti online aventi ad oggetto anche,uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o,un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso,o la loro messa in ridicolo.

Il termine bullismo non deriva da bullo, ma dall’italianizzazione di bullying che nel caso di sostantivo sta ad indicare maltrattamento, sopruso; nel caso in cui sia riferito a un comportamento e sia inteso come aggettivo sta a significare prepotente intimidatorio.

Occorre distinguere tra bullismo e cyberbullismo.

Sono categorie con un capostipite comune: l’aggressività, ma presentano numerose aree di divergenza.

  1. Mentre i bulli sono studenti, compagni di classe o di Istituto conosciuti dalla vittima, i cyberbulli possono essere anonimi fingersi anonimi e sollecitare l’inclusione di altri “amici” anonimi, in modo che la persona spesso non è neanche a conoscenza dell’identità di coloro con i quali sta interagendo;
  2. Mentre le azioni bullistiche sono generalmente raccontate agli altri studenti della scuola in cui sono avvenuti i fatti o ad amici frequentanti scuole limitrofe, restando, di fatto, abbastanza circoscritte nello spazio, il materiale cyberbullistico può essere diffuso in tutto il mondo;
  3. Mentre nel bullismo è facile riscontrare una media distribuzione sollecitata dalle dinamiche del gruppo classe e dai meccanismi di disimpegno morale, nel cyberbullismo si rileva un’alta distribuzione: i cyberbulli tendono a fare online ciò che non farebbero nella vita reale;
  4. Mentre nel bullismo, il bisogno di dominare nelle relazioni interpersonali è correlato alla inevitabile visibilità del bullo, il cyberprepotente può usare la presunta (ricordiamo, infatti, che ogni computer lascia delle “impronte” che possono essere identificate dalla Polizia Postale e dalle Comunicazioni) invisibilità – “Tu non puoi vedere me!” – per esprimere, ugualmente, potere e dominio
  5. Mentre nel bullismo riscontriamo una presenza di feedback tangibili da parte della vittima ai quali il bullo non presta sufficiente attenzione, nel cyberbullismo, la mancanza di feedback tangibili sul proprio operato – “Io non posso vedere te”! – può maggiormente ostacolare la comprensione empatica della sofferenza provata dalla vittima;
  6. Mentre nel bullismo è facilmente riscontrabile la deresponsabilizzazione (“Stiamo scherzando”, “Non è colpa mia”), nel cyberbullismo è possibile rilevare anche processi di depersonalizzazione: le conseguenze delle proprie azioni possono essere, infatti, ascritte alla “persona” o “avatars” (alter ego virtuale) create;
  7. Mentre nel bullismo, solo il bullo, il gregario e il bullo – vittima (vittima provocatrice) agiscono prepotenze, nel cyberbullismo, chiunque, anche chi è vittima nella vita reale o ha un basso potere sociale, potrebbe diventare un cyberbullo;
  8. Mentre nel bullismo gli spettatori, quasi sempre presenti, osservano i comportamenti prevaricatori dei bulli nei confronti di una vittima che conoscono, nel cyberbullismo gli spettatori possono essere assenti, presenti conoscere la vittima o ignorare la sua identità.

Quando sono presenti, possono inoltre assumere una funzione passiva (se si limitano a rilevare nelle proprie E – mail, SMS, Chat, atti di cyberbullismo diretti ad altri) o attiva (se scaricano – download – il materiale, lo segnalano ad altri amici, lo commentano e lo votano, diffondendolo). Il contributo attivo può essere fornito su sollecitazione del cyberbullo (reclutamento volontario) oppure, su spinta autonoma, senza cioè, aver ricevuto specifiche ed espresse richieste (reclutamento involontario).

Responsabili progetto:

Prof.ssa Emanuela Bevilacqua
Prof.ssa Lara Chiminello
Prof.ssa Maria Castaldo
Prof.ssa Margherita Scudeler
Dott.ssa Luana Gollin 

Link

www.generazioniconnesse.it

 

AllegatoDimensione
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